Warning: include() [function.include]: URL file-access is disabled in the server configuration in D:\Inetpub\webs\everything-changesnet\sitofanfictions\OS-IPDR.php on line 2

Warning: include(http://www.everything-changes.net/sitofanfictions/header.php) [function.include]: failed to open stream: no suitable wrapper could be found in D:\Inetpub\webs\everything-changesnet\sitofanfictions\OS-IPDR.php on line 2

Warning: include() [function.include]: Failed opening 'http://www.everything-changes.net/sitofanfictions/header.php' for inclusion (include_path='.;c:\php\includes') in D:\Inetpub\webs\everything-changesnet\sitofanfictions\OS-IPDR.php on line 2

Ognuno ha in sé inferno e paradiso.
Oscar Wilde

Il vero mistero del mondo è il visibile, non l'invisibile.

Un'idea che non è pericolosa non è degna di essere chiamata idea
Oscar Wilde


Posso credere a tutto, purché sia sufficientemente incredibile.
Oscar Wilde

Incantevole. L’aggettivo che ogni mente avrebbe formulato davanti a quello spettacolo. Il roseto di Malfoy Manor non solo era incantevole, ma era anche il più grande a livello Europeo. Che i proprietari del Maniero ne andassero fieri, era una semplice conseguenza di tutto l’amore che Narcissa Malfoy riversava sui quei fiori. Centododici tipi diversi di rose. Senza contare le settantasei varietà babbane.
Mai nessun estraneo, mai nessun elfo mise mano su quei fiori.
Un profumo inebriante invadeva l’olfatto dei passanti anche a decine di metri di distanza. Un odore dolce, a tratti pungente, ma mai nauseabondo.
I mille colori erano uno spettacolo per l’anima, tutte le gradazioni di rosso, che legavano con quelle rosa, per infine scontrarsi con un bianco candido. Passando per quelle scarlatte, che andavano a sconfinare in viola sempre più accessi, tanto da trovar difficile distinzioni con i blu splendenti.
- Madre vi ho trovato – Un sospiro seccato e un naso arricciato, impudente e arrogante.
- Imparerai a chiamarmi Narcissa? – Chiese la donna alzando lo sguardo verso la sagoma del figlio, che svettava sopra la sua testa. I lunghi capelli biondi erano raccolti in un elegante treccia, lasciata cadere lateralmente. Le gambe raccolte, nascoste da quella lunga gonna di velluto e una camicia di seta bianca facevano di quella donna l’unica Regina del Maniero. I brillanti occhi turchesi tuttavia velavano quella sofferenza e quel patir di vivere che il tempo e una guerra ormai conclusa avevano lasciato su quella donna.
- Mhm – Annui il biondo, distogliendo l’attenzione dallo sguardo cosi profondo e vero della madre. Non lo avrebbe mai fatto, entrambi ne erano consapevoli. Ma una piccola bugia per il quieto vivere era innocente rispetto agli incubi del passato.
- Cosa volevi, Draco? – Chiese la donna, porgendogli una mano aperta. Una muta richiesta d’aiuto per alzarsi.
- Lucius ti cercava a gran voce – Sospirò lui, aiutando la Madre ad alzarsi.
- Quando mai tuo padre fa le cose a bassa voce? – Rise divertita, accompagnata da un ghigno da parte del figlio.
- Ultimamente è diventato in qualche modo discreto – Commentò Draco, mentre vividi ricordi si affollavano nella sua mente.
- È il mondo che s’è fatto discreto, Draco Caro – Sospirò portandosi dietro l’orecchio una ciocca di capelli sfuggita al controllo della treccia.
Malfoy junior dal canto suo si limitò ad annuire e prendere sottobraccio la madre. Una premura quasi malcelata, che sfuggiva al controllo della sua abituale freddezza. Amava sua madre, l’unica scintilla di speranza in un mondo di tenebra. Ora la vedeva fragile, come se fosse di cristallo, talvolta quasi impalpabile.
Camminarono in silenzio lungo il viale del roseto non ancora in fiore; c’erano i primi boccioli pionieri di una nuova vita. Il mese di Maggio era alle porte e l’incanto del Roseto sarebbe presto maturato in un Sogno ai limiti della realtà.
Narcissa con il suo incedere lento osservò con cura ogni siepe, cespuglio o pianta, come se volesse controllare ogni singola goccia di Linfa che attraversava le piante.
- Presto arriveranno le Fate – Commentò Draco, rompendo quel quieto silenzio.
- Spero il prima possibile – Rispose Narcissa sorridendo al figlio. – Perché almeno così la magia potrà avere inizio – Concluse dolcemente, sospirando.
- Narcissa, eccoti – La voce austera e profonda del marito le fece fremere il cuore, non era una novità.
- Padre, Madre, vado nelle mie stanze – Si congedò Draco, esibendo un inchino formale che fece sbuffare divertito Lucius.
- Mi cercavi? – La voce soave e melliflua era balsamo dolce per lo spirito inquieto di quell’uomo.
- Comincio a pensare che tu preferisca un Roseto alla mia presenza – Commentò con tono austero, ma i suoi occhi tradivano dolcezza. Sentimento reietto, tornato, vissuto, forse abbandonato, ma mai dimenticato.
- Oh Lucius! – Una risata cristallina e divertita riempì il maniero in ogni suo più piccolo anfratto. Parve quasi che gli oggetti cullati da quell’eco lontano prendessero vita ed animassero l’oscuro passato di quella dimora. Il ghiaccio della tempesta e il candore di una pietra lunare si fusero per poi perdersi in pensieri e sorrisi. Si diressero verso la loro camera matrimoniale, al terzo piano, quello padronale.
- Non amo che tu tenga legati i capelli – Sussurrò Lucius, una volta che si chiuse la porta della loro stanza alle spalle. In un gesto veloce sciolse l’elastico che teneva intatta la treccia. Che lentamente, ad ogni movimento della donna si scioglieva.
Narcissa sospirò divertita da quel gesto cosi semplice. I suoi occhi caddero, prepotenti, sulle foto sopra la cornice in marmo bianco del camino ancora acceso. Malfoy Manor a volte necessitava del riscaldamento fino alle prime albe di giugno. La stanza, in perfetto stile Romantico, strideva in contrasto con l’immagine virtuosa di Malfoy Senior. Il divano in pelle nera davanti al camino accolse l’eterea figura della donna più bella del mondo. Almeno per quegli occhi che sempre attenti la scrutavano. I gigli sopra al tavolino rotondo davano quel tocco femminile ed accurato che solo una donna poteva possedere. Le tende verde bottiglia invece richiamavano la serietà e l’essere conciso dell’uomo. L’aria di quella stanza era intrisa dell’enorme sentimento che i due provavano per il rispettivo compagno: l’Amore.
Due forti braccia strinsero l’esile vita della donna, tirandola a sedere sul bracciolo del divano. Un ghigno divertito in risposta ad un sussulto di stupore. Labbra fini, lievemente arrossate dalla brama che le impossessavano, sfioravano il collo alabastrino della donna.

Le donne non sono fatte per giudicarci, ma semplicemente per perdonarci quando abbiamo bisogno di perdono. Il perdono, non la punizione, è la loro missione.
Oscar Wilde

- Lucius, non mi pare che sia l’orario – Sospirò flebilmente Narcissa, appoggiando la testa sulla spalla dell’uomo.
- Non abbiamo mai avuto orari, remore o impedimenti – Gli ricordò dolcemente l’uomo, passando ad accarezzare le esili braccia della donna, mentre le sue labbra lambivano dolcemente il lobo.
- Questo lo so bene – Annui sorridendo, teneva gli occhi chiusi, godendosi quel tocco leggero e deciso che la faceva sentire...viva. Sospirò quando le fameliche dita del marito presero a slacciare il corsetto in velluto nero. Ogni laccio allentato era una morsa al cuore, una carezza allo stomaco serrato e il brivido di un amore mai sopito. Scese dal divano puntando i piedi a terra, sul tappeto persiano, sfruttando quel lieve rilievo per poter baciare le labbra di quell’uomo che era la sua vita. Un bacio dolce, desiderato, goduto. Ma quando la lingua di lui sfiorò le labbra di rosa, il bacio divenne sinonimo di passione. Un incontro di lingue, uno scontro di sospiri e una lotta dei sensi. Le affusolate dita della donna passavano delicate tra i lunghi crini argentei del marito. Le ampie mani del marito le cinsero la schiena, intrecciando le dita alla fine di essa.
- È sorprendente come riesci a farmi sentire un ragazzino al primo bacio – Commentò lui tra le morbide labbra della donna.
- È sorprendente come riesci a risvegliare ad ogni tuo tocco la mia voglia di possederti – Rispose maliziosa, accrescendo la libido di quel bacio con foga e rovente passione.
Lentamente il corpetto scivolò a terra con un leggero fruscio. Gli fecero compagnia anche la gonna, la sottoveste in pizzo nero e soprattutto la biancheria intima.
Solo gli occhi di un uomo innamorato potevano osservare quel candido corpo con brama e cupidigia senza far sentire la donna una meretrice del sentimento eterno.
Incredibilmente bella nei suoi quarantatre anni, ne mostrava a malapena venti nel suo corpo d’eterna ragazzina. La strega, con una certa impazienza e con un astuto e studiato negli anni colpo di bacchetta, rese pan per focaccia al marito. E Lucius Malfoy si ritrovò nudo, avvolto solo dal corpo e dai sospiri della moglie.
Checché la gente parlasse, il loro non era stato un Matrimonio di convenienza. Ma era una scelta dettata dal sentimento reciproco che provavano. Amore. Passione. Desiderio. Avrebbero potuto chiamarla in ogni modo, ma l’unica verità era che loro si appartenevano. E si sarebbero sempre appartenuti.
In un casuale ripetersi di baci, carezze e risa si ritrovarono stretti sopra il letto, avvolti dalla soffice seta nera. Quando lui penetrò in lei, riscoprirono ancora una volta la gioia di amarsi. Di volersi ancora una volta a lungo e sempre più in profondità. Giochi di lingua, giochi di mani, sguardi e sorrisi che confusero la perdizione di un angelo decaduto nell’amplesso più appagante e travolgente di una vita.
E per loro era sempre stato cosi. In oltre ventisette anni vita, ogni volta che facevano l’amore, superata la precedente. Riuscivano ad oltrepassare il confine della propria anima, come se un alchimista riuscisse a fondere le due essenze in un unico tributo in nome dell’amore.
- Finirai con l’uccidermi Narcissa – Soffiò esausto Lucius, ricadendo con la schiena sul letto, senza però mai interrompere il contatto con la donna.
- Amore mio carissimo – Rise ansimando leggermente. - È quello che stò provando a fare da ben venti anni, ma te cocciuto come sei, ignori bellamente! – Celiò lei rotolandosi sul letto, per poi scendere avvolta dal
lenzuolo.

Finché possiamo dire: Quest’è il peggio, vuol dire che il peggio può ancora venire.
Shakespeare

- Dove vai? – Grugnì indispettito l’uomo, soffermandosi però a contemplare le curve ancora generose della moglie.
- Lucius, abbiamo quella cena – Rispose pacata la donna, passandosi una mano tra i lunghi capelli color sole.
- Ah – Digrignò i denti infastidito – La cena – Soffiò scendendo da letto, precedendo la moglie in bagno e chiudendole bellamente la porta in faccia. Narcissa rimase qualche secondo buono a fissare la porta, cercò di darle fuoco mentalmente, anzi no, inutile rovinare il legno d’ebano. Avrebbe voluto dare fuoco al proprio marito. Infatti, solo dopo una manciata di secondi, il volto del marito ricomparve davanti alla donna.
- Scusami, Moglie – Marcò molto bene l’ultima parola, con quel suo tono strascicato e infinitamente fastidioso. – Ma abbiamo quella cena – Detto ciò richiuse la porta con un gran tonfo e Narcissa sentì l’acqua della vasca da bagno scorrere. Sorrise semplicemente. Infondo Lucius stava migliorando. Lentamente.

Nulla dovrebbe essere oltre la speranza. La vita è una speranza.
Oscar Wilde

Draco Lucius Malfoy scese le gradinate di Malfoy Manor con un passo cadenzato ed irrimediabilmente elegante. Lentamente si passò una mano tra i capelli anche se la fine stoffa del guanto non gli permise di sentire la morbidezza dei suoi crini biondi. Era vestito da cerimonia, con esattezza era vestito con gli abiti di Alto Generale.
- Padron Draco – Un elfo si materializzò con un sonoro crack davanti al ragazzo. Dopo essersi prostrato con una serie d’inchini reverenziali, alzò lo sguardo verso l’aitante giovane. I suoi enormi occhi acquosi tremavano ogni volta che il Padron Draco gli si avvicinava, nonostante gli anni delle torture e dei divertimenti sadici erano lontani; ma i ricordi ancora bruciavano la povera pelle verde sbiadito.
- Dimmi Tipsey – Sospirò Malfoy scendendo gli ultimi gradini della scalinata.
- Le carrozze stanno arrivando – Un reverenziale inchino tremante e uno scosso sorriso si apprestò a rendere quella maschera di quasi oscenità ancora meno gradevole da guardare.
- Puoi andare, ci penso io – Inclinò la testa lateralmente per osservare l’elfo smaterializzarsi ed aggiustarsi il mantello. Si fermò poco prima dell’ingresso, da cui poteva udire in lontananza gli zoccoli dei cavalli sferragliare contro i ciottoli di fine ghiaia bianca e grigia. La sua immagine riflessa nello specchio riuscì a sorridere di rimando a quel ghigno che, nonostante tutto, era ancora estremamente affascinante. I suoi capelli più lucenti dell’oro stesso arrivavano tranquillamente fino alle spalle, sfilati leggermente in avanti onde evitare che gli ricadessero a coprire quel volto d’angelo. Gli occhi grigi, incorniciati da lunghe e folte ciglia color miele, erano più profondi, vissuti. Le larghe spalle e gli addominali risaltavano all’occhio dietro le stoffe pregiate della divisa. La guerra lo aveva reso uomo nonostante la giovane età di ventitre anni.
Con un sorriso sarcastico gli tornarono alla memoria i continui messaggi della madre ‘Alla tua età, già accudivo un pargoletto di tre anni’. Messaggi neanche tanto velati.
Quando il nitrire di un cavallo si fece persistente, il giovane Narciso smise di ammirare la sua figura riflessa e si voltò con accurata lentezza verso l’ingresso. In poche falcate cadenzate finemente, si ritrovò fuori dal portone principale in legno e ferro battuto. Osservava l’incedere veloce dei quattro cavalli legati alla carrozza davanti a lui, oltre la fontana del benvenuto che si erigeva al centro di una grande aiuola, c’era il viale che conduceva alla villa.
Non appena la carrozza si fermò davanti a lui, scese i ventuno scalini di pietra lavorata. Senza aspettare il cocchiere, aprì lo sportelletto della carrozza bianca in perfetto stile liberty, con qualche decorazione tendente più ad un antico stile rococò. Draco sorrise sinceramente non appena due occhi smeraldini si puntarono sui suoi, un sorriso smagliante mise in mostra i denti perfettamente bianchi e proporzionati, che rendevano ancora più luminoso quel gesto.
- Daphne – Sussurrò prima di posare lieve le sue labbra fini su quella mano.
- Draco – Rispose lei facendo un piccolo salto dall’ultimo gradino. Il biondo alzò lo sguardo glaciale verso l’altro ospite dentro la carrozza, la nera capigliatura sempre in disordine e un vestito elegante che strideva palesemente con la personalità dell’indossatore, scese dalla carrozza con un salto.
- Sfregiato – Pronunciando quella parola di saluto, le labbra di Malfoy si storsero in una sorte di moina disgustata.
- Malferret – Rispose l’altro pacatamente, pulendosi un invisibile granello di polvere dalla spalla e cercando di lisciare due pieghe pressoché indistinguibili dall’orlo della giacca.
- Siamo i primi? – Domandò Daphne Greengrass in Potter, cercando di sciogliere quello sguardo di puro testosterone che si stavano scambiando i due ragazzi.
- Si, Carissima - Celiò Malfoy precedendo la giovane coppia. – Nott e Blaise arriveranno in ritardo, Ginevra ha delle piccole complicazioni non gravi, con la gravidanza – Informò i due, notando con piacere l’irrigidimento della mascella di Harry.
- E tu come fai a saperlo? – Chiese tagliente il moro, cominciando ad essere realmente nervoso.
- Blaise me lo ha detto e ha pregato che mantenessi il silenzio fino a sera – Spiegò aprendo la porta del salotto minore, quello che usavano più sovente in quella casa. Potter si sedette su una poltrona color panna, il velluto spesso che la ricopriva era diventato un intrattenitore dello stress del ragazzo. – Potter non agitarti, sta bene, me ne sono preoccupato anche io... – La frase venne interrotta da una risata, molto simile a un ringhio sarcastico, da parte del moro. Malfoy chiuse gli occhi, ricordandosi che l’omicidio, nonostante la sua carica di prestigio, rimaneva un atto punibile con il bacio mortale. – Io, a differenza tua Potter, riesco anche andare oltre al passato – Sentenziò con voce fredda e decisa. Il colpo fu incassato amaramente dal moro che, nonostante tutto, ancora si sentiva ancorato a quell’esistenza da ‘Golden Boy’ che lo aveva incatenato da sempre.
- Mi domando perché Ginny non abbia avvertito anche me – Sospirò pesantemente, lasciandosi cadere all’indietro. Daphne, che era vicina al camino, sospirò debolmente. I suoi pensieri erano rivolti a quella sera: rivedersi tutti, dopo tanto tempo, faceva uno strano effetto. Harry allungò l’occhio verso quella ragazza che da tre anni a quella parte era diventata sua moglie. La sua stupenda e perfetta moglie. Osservò i lunghi capelli biondi raccolti in uno chignon che lasciava liberi dei boccoli più scuri della sua gradazione naturale, dalle tonalità più vicine all’ambra. Il vestito che indossava rendeva giustizia ad un corpo che parve modellato dagli dei stessi. La candida pelle rosa metteva in risalto il verde smeraldo del suo abito. Un corpetto decorato a mano, e intarsiato con diamanti e oro bianchi, avvolgeva il busto della ragazza, mettendo un po’ troppo in evidenza un seno generoso, a detta del proprio compagno. La gonna, che fasciava perfettamente le longilinee gambe, si apriva in uno strascico largo ed irregolare. Harry si alzò e andò a circondare la vita della ragazza con le proprie braccia, appoggiando il mento nell’incavo tra il collo e la spalla.
- Hey – Sorrise la venere bionda, guardando il ragazzo con la coda dell’occhio.
- Sono passati quattro anni – Sospirò Harry osservando con occhio attento e scrupoloso le foto sopra il cornicione del camino.
- Troppo pochi – Frecciò Malfoy con un ghigno divertito. – Non basterebbero cinquant’anni per rivedere il tuo brutto muso sfregiato.- Continuò divertito porgendo ai due ospiti un drink.
- Anche cento, furetto – Rispose il moro con lo stesso ghigno.
Poi di nuovo il silenziò calò, avvolgendo tutti in una coltre fitta composta da ricordi e pensieri. Congetture irrealizzabili e speranze celate in una stretta di mano.

- Sei solo un lurido figlio… - Ma l’imprecazione venne interrotta dal sonoro eco che una mano produsse scontrandosi con la guancia di una persona.
- Per Merlino – Fu l’espressione di sgomento che si dipinse e prese forma sonora dalle bocche dei presenti.
- Non ti permetto, non ti permetto di parlare cosi con lui e di lui – Una voce decisa, arrabbiata ed affannata. Una mano che pulsava ancora per la scossa dat, e un cuore in gola che urlava solo di poter scappare via lontano.
- Daphne – Un nome pronunciato con cura, con serietà. – Sai cosa stai facendo? – Una domanda declamata con incredulità e con un tono di voce dalle sfumature isteriche.
- Sto difendendo quello che è il MIO ragazzo – Rispose celando alla perfezione l’irritazione per quella situazione.
- Ah, ecco – Celiò Malfoy secco, aggiustandosi i lembi della giacca in raso viola.
- Quindi, di grazia – Continuò la bionda con sguardo furente. – Se il MIO ragazzo, mi viene incontro baciandomi e abbracciandomi – Marcò bene le ultime parole – Non vorrei che il primo squilibrato lo prendesse a parole – Con un gesto veloce e secco, dopo aver stretto la cravatta di Draco, gli diede due pacche sul petto con i palmi aperti. Un gesto che accompagnato da uno sguardo glaciale, fece capire a Malfoy la serietà di quel rapporto.
Shock. Uno di quelli pesanti, grandi, quasi insostenibili. La sua migliore amica di sempre in dolce compagnia del suo peggior nemico. Ironica, la sorte. Si ripromise che, una volta passato oltre, una volta che avrebbe raggiunto il creatore, si sarebbe messo in cerca di questa sorte, o destino e glie ne avrebbe dette quattro: Sei un grandissimo Idiota. Accompagnate da altri epiteti molto scurrili che mai si sarebbero apprestati al buon nome dei Malfoy.
- E tu, Sfregiato, hai bisogno della guarda del corpo? – Soffiò oltrepassandolo e urtandolo poco amichevolmente con la sua spalla. Harry, dal canto suo, non rispose neanche all’ennesima provocazione. Ma fissava la sua ragazza, la sua amata, come se fosse di un'altra dimensione.
Lei,’Miss non voglio che si sappia che sto con il salvatore del mondo magico’, aveva appena preso a schiaffi Draco Lucius Malfoy in arte ‘sono il miglior ragazzo sulla terra, sono bello, ricco e purosangue, nonché fondatore dell’Ammazziamo San Potter Fan Club’. Non solo lo aveva schiaffeggiato, ma lo aveva fatto anche davanti a tutto il Club dei duellanti. Nonostante il suo orgoglio ferito di uomo, un sorriso gli nacque dal cuore. In quel preciso istante aveva capito di avere una chance di vita, vita vera, e l’unico ostacolo che si frapponeva tra lui e la sua vita, era Voldemort. Deciso più che mai a tornare ad essere semplicemente Harry, avrebbe fatto qualsiasi cosa. In fondo, la speranza, gli era sempre stato detto, era l’ultima a morire. Nel suo caso, l’ultimo a morire sarebbe stato solo ed esclusivamente Lord Voldemort.

- Padron Draco – La voce gracchiante di un Elfa fece trasalire i tre ragazzi, troppo immersi nei propri ricordi per riuscire a sentir il suono della materializzazione. – Padron Draco, le signorine Parkinson e Bulstrode stanno arrivando – Disse Migrò prima di smaterializzarsi.
- Pansy e Millicent? – Chiese Daphne stupita. – Ma Weasley lo sa? – Si avvicino al suo migliore amico con cipiglio severo; si erano sentiti per riuscire ad organizzare quella serata e Draco aveva promesso di non fare il ‘Solito Malfoy’ e di conseguenza avrebbe dovuto comportarsi bene.
- Mi deve essere sfuggito l’altro giorno, al ministero – Sospirò guardando Daphne con l’aria da cucciolo indifeso, però mostrando due canini avvelenati.
- Ci sarà da ridere – Il commento di Harry stupì tutti e due, che si voltarono a guardarlo come se avesse un paralume come cappello. – Che volete? Avrei dovuto essere in Slytherin, io – Fece le spallucce e si porto alla bocca l’oliva nel suo drink, facendo gemere Daphne di passione.
- Sfregiato, le tue moine da pornodiva tienile per la sessione di letto e lenzuola nelle tue stanze – Lo rimbeccò Malfoy con finto cipiglio severo, per poi concedersi un ghigno tagliente, prima di andare ad accogliere le due ragazze.
Il suono prodotto dai tacchi di Daphne riecheggiava nell’ingresso, piccoli battiti leggeri e cadenzati; Harry le teneva la mano, un gesto così semplice e intimo a cui lei arrossiva ogni volta.
La carrozza di Pansy e Millicent era sfacciatamente pacchiana, d'altronde alle due ereditiere nulla era proibito. Infondo le loro dinastie purosangue avevano la loro influenza nel ‘Clan Maggiore’.
Il Clan Maggiore non era altro che una cerchia di dinastie di Purosangue che ufficialmente si limitava ad un circolo esclusivo, ma officiosamente chiunque sapeva che erano gli anziani del Clan a fare il bello e il cattivo tempo in tutto il Regno Unito. Oltre al Clan Maggiore, che era quello che riuniva le Dinastie Inglesi e quelle Irlandesi, c’erano altri tre Clan: I fiori del Male, quello francese; Il Clan di Mezzo, che era Italo-Spagnolo; il Clan del Violet Ribbon, che riuniva le dinastie sovietiche. Tutte e quattro le congreghe formavano la ‘Old Reunion’, la più grande società segreta Europea. Nemmeno Voldemort in persona ebbe mai il coraggio di sopraffare i loro voleri. Demoni, Vampiri, Arcangeli e Stregoni avrebbero potuto semplicemente, con un battito di ciglia, piegare l’impero del Lord Oscuro e neutralizzarlo. Ma infondo non aveva infranto nessuna delle regole sacre, quindi non si era dovuto neanche scegliere cosa fare.
- Per la misericordia divina – Sussurrò Potter, sgranando gli occhi e rischiando di far cadere la mascella a terra.
- Harry, se non fossimo sposati con tre figli, potrei seriamente pensare di lasciarti solo per la tua indecenza – Commentò tranquillamente Daphne, allontanandosi dal suo ragazzo con un gesto secco e un sorriso tagliente. Il moro si ricompose non appena ebbe il tempo di realizzare l’indecenza del suo stesso comportamento.
- Scusa, ma non mi aspettavo che loro...che, si insomma.. – Balbettò passandosi una mano tra i capelli corvini. In quel momento, il parco di Malfoy Manor parve incantato. Il lungo viale sembrava un viale di fuoco, il tramontare del sole aveva tinteggiato di rosso ogni singola foglia degli alberi che lo tracciavano. La ghiaia aveva assunto dei colori vermigli, molto simili a delle piccole gocce di rubini imperfetti. Era strano osservare quel luogo che, ad ogni ora del giorno e della notte, offriva spettacoli indimenticabili; era talmente intriso di magia che ogni cosa nelle sue vicinanze pareva stregato.
- Ron impazzirà – Celiò Daphne, andando incontro alle sue due amiche di sempre. Un braccio aperto, con la mano chiusa intorno allo stelo del bicchiere e un sorriso di sincero stupore.
Pansy Parkinson non era mai stata ‘brutta’, era una ragazza decisamente carina. Ma non quella sera, per quell’occasione era semplicemente eccezionale. I lunghi capelli corvini arrivavano fino al ginocchio, con delle piccole farfalle argentate disposte in maniera dispersiva a diversi livelli di lunghezza. Un vestito che rimetteva in risalto ogni sua forma e curva, decisamente ancora al posto giusto. Il colore lilla dell’abito metteva in risalto la carnagione ambrata della ragazza, tornata di recente da una meta tropicale, il taglio sbarazzino e irregolare della gonna metteva in evidenza due lunghe gambe. I sandali alla schiava lasciavano ancora più quel corpo perfetto. Labbra rosse e carnose, occhi profondi come la notte, Pansy sarebbe stata semplicemente la ragazza più bella della serata, se non fosse che Millicent non era da meno.
Negli anni dopo la scuola, la bionda aveva deciso di diventare più femminile, stanca anche delle continue battute dei suoi amici. Era stufa di sentirsi dire “sei una di noi”. Una volta che ebbe in mano la pergamena dei M.A.G.O., decise che l’unica cosa che i suoi amici avrebbero pronunciato sarebbe stata “sei perfetta per noi”.
Non era alta, né slanciata come l’amica, ma aveva un corpo minuto e troppo prosperoso nel seno, qualità che i ragazzi apprezzavano enormemente. Aveva degli stivali di pelle di drago bianco, alti fino al ginocchio, una gonna a pieghe esasperatamente corta, che avrebbe fatto invidia ai fazzoletti della Weasley. Una camicia di seta bianca, con le maniche a sbuffo ed allacciata solo per i tre bottoni centrali, lasciava intravedere così il tatuaggio tribale che faceva da cornice all’ombelico.
I suoi capelli sfilati raggiungevano a malapena le spalle, il leggero trucco verde metteva in risalto il magnifico blu pervinca dei suoi occhi.
- Buona sera, ragazze – Malfoy si apprestò a fare un baciamano lieve e reverenziale alle sue amiche.
- Ciao Malfoy – Celiò Pansy con un sorriso malizioso e divertito. I due avevano uno strano rapporto, amore e odio, e fino a qualche anno fa anche del sano e divertente sesso. Sfrenato anche, aggiungerebbero i più audaci. Draco sorrise di rimando, prestando la sua attenzione a Millicent, che nervosamente torturava una ciocca dei suoi capelli.
- Problemi, Milly? – Chiese tranquillo, cercando di scoprire i pensieri dell’amica con un’occhiata veloce: non serviva la legimanzia, non a loro. Loro erano uniti da un legame che li univa irrimediabilmente per sempre: Amicizia. Non semplice sangue, perché tra loro c’erano anche gli Impuri, non l’orrore di una guerra ormai finita, o un cognome prestigioso, tra di loro c’erano stati i Traditori, ma pura e semplice amicizia.

Essere se stessi, senza essere giudicati.
Essere liberi di poter far ciò che si vuole.
Sentirsi a casa, anche lontani miglia dalle mura domestiche.
Ritrovare il conforto di un sorriso rubato in un momento in cui si vorrebbe solo piangere e disperarsi.
Sapere che qualcuno, anche se lontano, crede in te, semplicemente per il fatto che sei te stesso.
Accettare i difetti come i pregi rari e particolari.
Capire che chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza.
Loro avevano scoperto che l’Amicizia rende migliori.
Loro erano questo ed altro.
Loro erano vita, amore e sogni mai infranti.
Erano la tenacia di chi ha cambiato il mondo.
Erano la scommessa vinta della speranza.
Erano la virtù del peccato.
La nuova generazione.
La generazione che, nei futuri libri di storia, sarebbe stata denominata la generazione degli ‘Eroi per scelta’.
Generazione di gente che ha avuto il coraggio di dire “Basta”.
Di alzare la testa e lottare per i propri affetti.
Generazione che non si è arresa, che non ha smesso di credere in se stessa.
Gente matta, sognatrice e rivoluzionaria.
Tanto spericolata da sfidare la sorte, da giocare alla Roulette Russa con la morte e riuscire a batterla.
Generazione che si è stampata nel petto “Immortale”.
Animi in fermento, urlatori silenziosi, creatori affabili di nuove speranze.
Amanti passionali e proibiti.
Gli illuminati nella decadenza.
Conoscevano il valore di una lacrima solitaria.
Non avrebbero mai dimenticato il prezzo di un addio.
Apprezzavano la melodia di risate sincere.
Loro erano la magia della fantasia.
Loro credevano in loro stessi.

Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi.
William Shakespeare

- Weasley viene, vero? – Chiese diretta e schietta, inarcando con arroganza e diffidenza il sopracciglio e mostrando una maschera di freddezza.
- Oh – Ghignò Malfoy annuendo con veemenza. – Dovrebbe arrivare tra poco, insieme a Nott e Zabini – La informò cominciando a salire i gradini che portavano al portone principale del Maniero.
- Prega per lui che non sia in compagnia – Sospirò la bionda, portando con un gesto apparentemente naturale, i capelli dietro le spalle con il dorso della mano, accompagnando il tutto con una lieve torsione del viso.
- Altrimenti? – Chiese, ridendo, mentre raggiungevano Daphne ed Harry.
- Altrimenti, tua madre avrà il concime fresco per il roseto – Sorrise in maniera glaciale: tutti i presenti capirono che Millicent Bulstrode non stava assolutamente scherzando.
- Milly, sei sempre cosi fine... – La rimproverò bonariamente Pansy, intenta a scambiarsi un abbraccio fugace ma sentito con Potter.
- Senti chi parla – Sbottò all’improvviso con una risata acuta e nervosa – Miss ‘ho per sbaglio dato fuoco alla sciacquetta che aveva osato toccare il sedere di Ron’ – Soffiò inviperita e divertita allo stesso tempo. Strappando una risata sincera a tutti i presenti che, tra un ghigno e uno sbuffo simile a un sospiro di quieta esistenza, tornarono nel salone.
- Che avete fatto in questi mesi? – Chiese Harry, che era tornato a sedere sulla poltrona in vimini.
- Oh niente... – Scosse la testa Pansy. – Io personalmente mi sono concessa una pausa da tutto e me ne sono stata due mesi in una località Magica, vicino a Bali – Stiracchiò le lunghe ed esili braccia in avanti.
- Mentre io sono rimasta a sorbirmi tutti i rimbrotti e i rimproveri del nostro capo – Frecciò Milly, sedendosi a fianco a Daphne ed accavallando accuratamente le gambe. – Perché quella là – Indicò con un gesto secco la sua migliore amica. – Se ne è andata via due mesi, ma senza dare neanche un preavviso! – Concluse stizzita ed ancora irritata.
- Oh Merlino! – Commentò Draco, alzando gli occhi al cielo. – Dei, che avrei dato per vedere la faccia del Ministro della Magia! – Scosse la testa ghignando e versandosi altre due dita di Whiskey Incendiario.
- Te lo dico io com’era. Rossa, gonfia ed irritante – Lo informò subito la bionda.
- Immagino, immagino – Annui, accompagnando il tutto con un gesto della mano, che stava a significare: ‘calma, non ti agitare’.
- I tuoi genitori, Draco? – S’intromise elegantemente nella discussione Daphne, che ne aveva sentite abbastanza nei due mesi precedenti sul Ministro della Magia.
- Sono di sopra, si stanno preparando – La redarguì con dolcezza insolita. Anche se niente avrebbe più sorpreso il loro gruppo di amici, non dopo una guerra alle spalle.
Un tiepido silenzio avvolse i ragazzi, nella sua presa gentile e mai indiscreta. D’altro canto, erano nuovamente lì, tutti insieme, senza problemi e morti da affrontare. Il salone un tempo era pieno di cimeli di famiglia, arcani oggetti che appesantivano quelle quattro mura, ogni cosa al Maniero avrebbe richiamato l’oscuro passato della sua esistenza, lo stesso nome riconduceva alle radici della sofferenza. Un passato che non sarebbe mai stato dimenticato, assolutamente, certe atrocità non andrebbero cancellate voltando pagina. Un passato in mostra nelle segrete dell’abitazione, un museo dell’orrore, dove per accedervi dovevi pagar pegno con un la tua coscienza.

Perché gli errori non vanno dimenticati, vanno compresi e memorizzati.

Uno scoppiettio prepotente dentro il camino fece destare Draco, che era assorto nella contemplazione di un vecchio ritratto di famiglia.
- Stanno arrivando Nott e Zabini – Commentò con voce calda e con un pizzico di sarcasmo nel tono.
- Come fai a saperlo? – Harry si alzò e raggiunse il fianco dell’amico, notando che in questi anni era cresciuto notevolmente di statura: le spalle larghe e ben piazzate mettevano in risalto una vita più fine. Potter lentamente chiuse gli occhi e rabbrividì non appena si accorse star giudicando Draco Lucius Malfoy fisicamente. Aveva bisogno di bere qualcosa di molto forte e alla svelta.
- Solo un idiota come Blaise potrebbe fare a gara con la carrozza – Si voltò verso le tre ragazze – Sperando che la Weasley sia nella carrozza del fratello – Commentò divertito dirigendosi verso l’ingresso; nonostante tutto, la gravidanza di Ginevra gli stava a cuore, non solo perché sarebbero stati i figli del suo migliore amico di sempre, ma perché quella macchietta rossa gli era entrata nell’anima. Forte e coraggiosa, testarda e cocciuta, era riuscita ad abbindolarlo facendo appendere al chiodo la diffidenza tipica dei Malfoy.
- Se cosi non fosse, Blaise e Theodore passerebbero dei bruttissimi cinque minuti – La voce frizzante e zuccherata di Narcissa fece voltare tutti i ragazzi.
- Buonasera Narcissa –
- Salve Madre –
- È un piacere rivederla Narcissa –
I saluti e i convenevoli non si sprecarono minimamente, tra baci e abbracci, c’era chi il bon-ton non lo aveva dimenticato e si esibì in un inchino e un baciamano ineccepibile.
- Potter, mi fa piacere che tu non ti sia dimenticato le buone maniere – Sospirò Lucius Malfoy, aggiustandosi elegantemente la cravatta.
- Signor Malfoy, mi fa piacere che ancora i Dissennatori non l’abbiano invitata per cena – Rispose con tono calmo e pacato, come se gli stesse porgendo i suoi più calorosi saluti.
- Uomini – Celiarono tutte le donne presenti, chi scrollando le spalle, chi alzando gli occhi al cielo.
Nonostante i grandi cambiamenti nella vita d’ogni persona, alcune cose erano sempre rimaste uguali: i battibecchi di Malfoy Senior e Junior con Potter, i pettegolezzi sfrenati delle tre Slytherin con un’aggiunta di due Griffindor e di Narcissa, le continue sfide e scommesse assurde che lanciavano Theodore e Blaise.

La guerra aveva domato gli animi impavidi, lasciando però sempre accesa la scintilla della vita.

- Ho vinto, Theo. – Fu il primo urlo che udirono gli abitanti e gli ospiti del maniero. Blaise saltò giù dalla carrozza con un movimento repentino e fluido. I lunghi capelli corvini si sciolsero dalla presa precaria di un elastico, ricadendo scompostamente sul volto e sulle spalle. Un forte profumo di Lime riempì l’aria circostante. La pelle dalle sfumature dorate era leggermente arrossata per forti risa del ragazzo.
- Per Merlino! – Sbuffò seccamente Nott scendendo dalla sua carrozza, con incedere furioso. – Quando la metterai la testa a posto? – Gli portò il dito indice fin sotto il naso, sventolandolo come se fosse una bacchetta o una lama appuntita.
- Quando tu pagherai i tuoi debiti – Rispose scrollandosi degli invisibili granelli di polvere dalla spalla.

Touchè.

Fu il pensiero che accomunò tutti i presenti. Theodore amava fare scommesse almeno tanto quanto era incline a non saldarle. Se non avesse fatto parte dei membri del Concilio, sarebbe stato ritrovato morto in qualche vicolo poco raccomandabile di Notturne Alley. In quegli ultimi tempi, sia per il Concilio che per il Ministero della Magia, era un periodo molto stressante. Infatti quella cena, apparentemente organizzata per ufficializzare un fidanzamento, era più un incontro per ricordarsi che nella vita non esiste solamente la Lotta contro le Arti oscure e il lavoro.
Voldemort, il Lord Oscuro, Colui che non deve essere nominato era deceduto. Una volta per tutte. Non avrebbe più potuto tornare, neanche grazie a un miracolo delle divinità. La sua anima era stata scissa in infinite parti, che erano state distrutte. Le sue ossa erano state bruciate ed incantate, tramite maledizioni antichissime, da uno Sciamano. Un sospiro di sollievo e uno sguardo al passato era tutto ciò che rimaneva dell’impero del terrore. Ma nessuno di loro, non nell’immediato, aveva fatto i calcoli con il vero inferno. Nella concezione magica, inferno e paradiso erano semplicemente leggende ispirate alla concezione babbana.
Molti stregoni e streghe avevano provato ad enunciare le varie tipologie di Paradiso e Inferno. Quelli della vecchia scuola, ovvero gli appartenenti del primo Ordine di Merlino, ripudiavano tali scempi della natura Magica, elogiando la reincarnazione e il ciclo dei solstizi della vita. La scuola Alchemica giudicava il Paradiso come la compiuta riuscita dell’uomo, che è passato, appunto, per i tre stadi alchemici, escludendone la quarta via: quella della perdizione. I pionieri della Sacra Salanthè, l’ultima congrega delle Novizie, ovvero streghe potentissime dal sangue inquinato da Demoni di primo ordine. Esseri intelligenti, astuti e dediti alla contemplazione della vita, come obiettivo principale. Salanthè, un’antica strega messa in esilio e privata della magia, è riuscita a trarre la forza dalla natura. La congrega reputa il paradiso come l’evoluzione della magia stessa, dove l’anima riesce a trovare la propria pace.

Ma il pensiero comune di quei ragazzi esulava da profezie, cantici e credenze. Loro sapevano cosa fosse l’inferno. Lo avevano vissuto in prima persona, erano stati toccati dal male, dal dolore e avevano sentito nelle proprie ossa l’essenza stessa della morte. L’inferno non era un antro terrestre ricoperto di fiamme e demoni, ma semplicemente il male, la scintilla di cattiveria che dimora in ogni essere umano.
Avevano appreso fin troppo presto che il male non si limitava a Lord Voldemort, non finché esistevano il Re Pregiudizio e la Regina Paura, accompagnati dalle dame di corte Superbia e Cattiveria e scortati dai cavalieri impavidi Diffidenza e Disillusione. Non avrebbero mai smesso di combattere il male.
- Weasley? Luna e Ginevra? – Chiese Malfoy, scendendo per l’ennesima volta in quelle ore, le gradinate della casa con un incedere veloce ed allegro. Ma ecco che lo sguardo di Blaise venne attraversato da un soffio di malinconia. La tensione era visibile anche agli altri, soprattutto quando le nocche di Harry erano diventate completamente bianche, tanto era stretta la presa del pugno.
- Ronald è passato a prendere Luna al San Mungo. – Sospirò flebilmente il moro, con aria tetra e contrita. I lineamenti del suo viso si fecero tesi, quasi duri. – Ginevra potrebbe non venire, ha delle complicazioni con la gravidanza, ma logicamente cercherà di venire, anzi, farà il diavolo a quattro: ha schiantato sei degli otto curatori che la seguivano – Proseguì la frase con un sorriso divertito sulle labbra, che fece sciogliere lentamente la tensione accumulata in quel momento.
- E logicamente ha cacciato via suo marito a calci nel sedere – Aggiunse Theodore, che nel frattempo aveva raggiunto Narcissa per salutarla.
- Questo lo immaginavo, sai? – Commentò Draco dando una pacca sulla spalla di Blaise, che nascondeva un ghigno divertito.
- Sono in netta minoranza – Commentò Potter, salutando a sua volta Theodore, facendo mente locale che era l’unico Gryffindor fin ora presente.
- Esatto amico – Celiò Blaise, suggellando il saluto in stile militare.
- Sei nella tana dei serpenti – Aggiunse Daphne all’orecchio del moro, per poi depositare un live bacio al lobo del ragazzo, che venne travolto da dei brividi lungo tutto il corpo.
- Già Potter, se vuoi quella è l’uscita – Sospirò Malfoy, beccandosi una gomitata non molto gentile da Narcissa. – Narcissa cara, non vorrei che si sentisse a disagio in mezzo a noi – Aggiunse sarcastico, abbracciando la moglie, per evitare altre gomitate o ripercussioni. La donna era piccola ed esile, ma sapeva fare anche molto male.
- Stia tranquillo Malfoy, io sono Gryffindor per scelta, ma Slytherin dell’anima – Commentò il moro, esibendo uno dei sorrisi più irritanti della sua gamma personale.
- Santo Salazar, cosa devono sentire le mie orecchie! – Scosse la testa, rassegnato.
- Vedo arrivare la carrozza di Weasley – Annunciò Nott, guardando Millicent e Pansy farsi sempre più avanti e con uno sguardo determinato. Weasley era la loro preda da anni ormai, nessuno dei presenti si capacitava di come avesse potuto far innamorare perdutamente di sé quelle due ragazze, tanto da far accettare loro anche la condizione di una relazione a tre. Ronald stesso aveva pensato di aver scagliato una maledizione, una fattura alle due, aveva anche controllato se delle volte avesse preparato un filtro d’amore involontario. Ma il risultato delle sue ‘ricerche’ fu quasi deludente; quelle due avevano perso la testa in maniera del tutto naturale. Non c’era nessun contro-incantesimo, nessuna cura per quel tipo di malattia.

- Ti aspettavamo – Una voce calda e leggermente roca fece sobbalzare il ragazzo, che era appena rientrato nel proprio appartamento.
- Miseriaccia – Si portò una mano chiusa sopra il petto, all’altezza del cuore, che aveva mancato almeno tre battiti per lo spavento. – E tu che ci fai qui? – Chiese mascherando l’irritazione con lo stupore.
- Vorrai dire Noi – Una terza voce entrò in scena, soave e sibillina. Ronald cominciò ad osservare le due ragazze, entrambe in intimo, una in bianco e l’altra in nero, il pizzo e i decori non mancavano.
- Che volete? – Chiese avvicinandosi alle due con timore e curiosità. I loro trascorsi erano stati burrascosi e per niente chiari. D’altronde, quando subentra la passione e la lussuria, la razionalità ha ben poca voce in capitolo.
- Non lo hai capito Ron? – Chiese Pansy, con aria da bambina innocente, sporgendo infuori il labbro inferiore, solo dopo averci passato sopra la sua lingua, rendendolo lucido e dannatamente invitante.
- N-No... – Mormorò il rosso sospirando, aveva intuito le loro vere intenzioni osservando i semplici completi intimi che indossavano, ma ancora le sinapsi non funzionavano a dovere e insidiavano i dubbi sui veri fini di quelle due tentatrici.
- Sicuro di non averlo capito? – Chiese Millicent avvicinandosi al ragazzo, appoggiando con non curanza la mano sul suo braccio, separando i dieci centimetri di differenza, se non più, alzandosi sulle punte e prendendo tra le labbra il lobo del rosso. Il lieve gemito di piacere a frustrazione fece sorridere le due creature, che avevano preso a baciare e ad accarezzare in maniera poco casta il corpo del ragazzo.
- Ragazze… - Sospirò Ron, lasciando scivolare all’indietro la testa sulla spalla di Pansy, che era intenta a disegnare sul suo collo delle linee con la lingua.
- Dicci Ron – Sussurrò Millicent non appena riuscì a slacciare tutti i bottoni della camici; le sue dita affusolate scorrevano sul petto del ragazzo disegnando circonferenze invisibili.
- Siete in due – Biascicò cercando di darsi un tono composto, infondo non era più uno studente alle prime armi, anche se in quell’esatto istante sarebbe potuto venire al solo pensiero di quello che sarebbe accaduto successivamente.
- Sai contare Ronald – Lo prese in giro Pansy, che aveva già buttato a terra la camicia del ragazzo. Gli abiti erano sempre cosi sconvenienti in quelle occasioni. La storia quel giorno imparò una lezione molto importante: ‘Mai sottovalutare due ragazze Innamorate’.

Dopo non ci fu più il tempo delle parole, ma solo gemiti e sospiri infranti.
Ronald Bilius Weasley pensò che se fosse morto in quel momento, sarebbe andato all’inferno con il sorriso, e l’anima in pace. Osservava attentamente le dita di Pansy entrare e uscire da Millicent, e ascoltava i sospiri della bionda. La sua eccitazione stava implorando attenzioni, e urlava vendetta per quella visione.
Non appena le labbra della mora, lambirono il frutto del piacere l’amica, le mani di Ron presero a slacciare i pantaloni. La sua erezione era visibile fin da sotto la stoffa tesa dei boxer. Il gemito che irruppe tra le sue labbra, non appena le fredde dita raggiunsero la sua eccitazione, distrasse Pansy dalla sua opera, con sommo disappunto di Millicent. Che la richiamò a riprendere il lavoro interrotto. Vedere due ragazze procurarsi piacere era una di quelle cose che non potevano essere catalogate. La mano di Ron scorreva lentamente sulla sua erezione, accompagnando i suoi gemiti con gesti dolci e calibrati a dargli il massimo piacere. I gemiti di Millicent erano al limite dell’indecenza, la lingua di Pansy stava lambendo il nettare dell’amica con famelica velocità. L’indecenza aveva lasciato spazio alla libidine, e alla voglia di raggiungere soie sempre più alte di piacere.
Ron si mosse verso il letto, abbandonando i propri vestiti in giro per la stanza, senza curarsi neanche che non finissero nel caminetto accesso. Ben altre cose sarebbero andate a fuoco quella notte. Allungò la mano verso il fiore rosa della bruna, che gemette in risposta a quelle carezze decise, non sapeva descrivere il tumulto di emozioni che lo stavano travolgendo. Il beato tra i diavoli. O il dannato tra gli angeli, non gli importava niente. Non quando aveva due ragazze nel suo letto intente a donarsi piacere a vicenda. Era stato a letto con entrambe, sapeva benissimo i punti ‘deboli’, e in cuor suo sentiva che quella notte sarebbe stata la sua più bella. Si piegò in avanti, sedendosi al fianco di Millicent, quando senti la mano della ragazza prendere il posto della sua, ringrazio tutte le entità divine. Si sistemò meglio stendendosi, e rilassandosi a quelle cure.
Pansy senza neanche tanti preamboli si mise a cavalcioni su Ron, cominciano a muovere il bacino con gesti circolari e ondulatori. Milly aveva preso pieno possesso le labbra di Ron, con un bacio famelico, quasi volesse portarlo al limite. Lui era una marionetta nelle mani, abili e sapiente delle due più belle e sensuali burattinaie di tutti i tempi.

Al risveglio Ron aprì lentamente gli occhi, sentì due corpi caldi riscaldarlo da entrambi i lati. Sorrise compiaciuto, mentre la sua mente volava indietro a qualche ora prima. Non aveva intenzione di raccontare a nessuno di quello che era accaduto, anzi lui l’avrebbe volentieri raccontato a mezzo mondo, aprendo a ruota la coda di pavone, ma nessuno gli avrebbe mai creduto. Ma ora Ron sapeva una cosa: esisteva un paradiso.

- Prego – Ron aiutò Luna a scendere dalla carrozza; era avvolta in uno strabiliante abito Blu elettrico, gli occhi di Theodore si illuminarono non appena la vide.
- Grazie – Sorrise lei, posando un bacio sulla guancia del ragazzo. – Buonasera – Si rivolse con un sorriso smagliante verso tutti. Un sorriso contagioso e chi per rimando, chi per felicità, si trovarono tutti quanti a rispondere a quel gesto. I lunghi capelli biondi erano raccolti in una singolare ed eclettica acconciatura tipica di Luna. Tra i capelli apparivano fermagli a forma di foglie colorate e gocce di pioggia.
- Sei bellissima – La voce di Theo le fece fremere il cuore e il suo bacio placò il desiderio di lui.
- Anche tu - Rispose inclinando la testa verso destra e assottigliando gli occhi celesti.
- Va beh, siete disgustosamente melensi – Celiò Ron, salendo i gradini a due a due, arrivando in cima sorridente. Un sorriso che morì, trasformandosi in una maschera di stupore,non appena vide Pansy e Millicent e il suo cervello ci mise qualche secondo a realizzare quali creature incantevoli erano diventate.
- Narcissa – Un inchino e un baciamano degno del miglior fautore delle buone maniere. – Daphne – Un bacio sulla guancia, ricambiato e un abbraccio sentito – Harry – Un saluto veloce, una presa di mano, un mezzo abbraccio e un pensiero comune di tutte le donne: Uomini. I saluti con Pansy e Millicent furono strani. Come si dovevano comportare tre amanti? Non esistevano né leggi scritte, né regole tacite. L’imbarazzo e la natura imbranata del ragazzo ebbero la meglio. Se solo non aleggiasse la preoccupazione per una metà mancante a quella cena, sarebbero tutti scoppiati a ridere, per quel sipario di comicità.
-Draco, Lei dov’è? – Chiese Harry tornando ad abbracciare la sua consorte.
- Eccomi – Una voce cristallina e soave fece voltare tutti i presenti. Occhi sgranati e incantati accarezzarono quell’eterea figura, per poi bruciarla di antiche passioni.
Un fata. Una ninfa. Regina della passione, principessa di bellezza. La perfezione racchiusa in due occhi color ambra e una cascata di boccoli dalle sfumature color cioccolato. Il respiro non era più dono dei presenti, il fiato si spezzava inesorabilmente nel profondo della gola, il languore nello stomaco simile a farfalle in festa era però sintomo solo di un ragazzo. I leggeri tacchi producevano un eco simile ad una melodia lontana, il sorriso riscaldava gli animi dei presenti. Avvolta nel suo abito candido, pareva un angelo sceso dal cielo. La sua sola presenza aveva illuminato l’ingresso, lasciando come una scia di polvere di stelle intorno a se.
Seta, raso e tulle per avvolgere la più preziosa delle creature. L’enorme gonna ricadeva a terra come una soffice nuvola di sogni, il corpetto rigido e tempestato di perle e pietre era il ricamo perfetto di un lusso angelico. Il lungo velo era adornato da rose bianche.
- Hermione – Mormorò Draco, le parole parvero perdere il proprio significato, la razionalità era scemata in un brusio di tulle e raso e gli occhi erano folgorati e bruciati da tale visione.
- Draco – Rispose la dama allungando la mano, per prendere quella del proprio fidanzato. Il cuore le martellava costantemente e pesantemente nel petto. Gli occhi erano lucidi di lacrime e il sorriso tremava.

Bisogna sempre essere un po' improbabili
Oscar wilde

- Ci volete spiegare? – La voce dura di Potter interruppe quel momento di desideri e sogni.
- Ecco – Tossì Draco, evitando accuratamente lo sguardo inquisitore di Lucius e Narcissa. – Questa era una cena per ufficializzare il nostro fidanzamento, come ben sapete – Cominciò a parlare con il sostegno di Hermione che, con la sua mano guantata di seta color perla, stringeva quella del proprio ragazzo. – Abbiamo pensato che sarebbe stato meglio sposarci – Malfoy Junior ebbe la netta impressione che, non solo due paia di occhi gli avessero incenerito la schiena, ma anche che il respiro di tutti i presenti si fosse spezzato e avesse preso fuoco nei polmoni.
- Draco Lucius Malfoy! – Tuonò il padre, neanche lui stesso seppe il perché. O meglio, lo sapeva più che alla perfezione, era per questo che le sue mani tremarono nell’intento di stringersi attorno al collo di suo figlio. Un conto era ufficializzare il loro fidanzamento, un conto era ufficializzarlo con un matrimonio lampo. Non che avesse mai abbandonato la speranza di una rottura tra i due, Hermione era sì un eccellente strega, ma era anche figlia di babbani. Per quanto l’Oscuro Signore fosse stato neutralizzato, l’idea che la dinastia dei Malfoy finisse con quel matrimonio lo angosciava. I Malfoy avrebbero continuato ad avere prestigio e potere, ma avrebbero smesso di essere dei Purosangue. E chi, per ben oltre quarantotto anni, era cresciuto nell’ideale dei purosangue, era un cambiamento non da poco.
- Ma è fantastico – S’intromise Narcissa, avvicinandosi alla futura sposa. – Ecco perché c’è il Cardinale del Concilio – Soffiò rivolta verso Nott, che a sua volta si girò verso la carrozza appena arrivata.
- L’ho chiamato io, Madre – Spiegò Malfoy dolcemente, mentre la tensione via via scemava in respiri sempre più rilassati. Entrambi sapevano che si sarebbero scontrati con lo scetticismo e l’irritazione, ma loro volevano sposarsi. Nessuno glie lo avrebbe impedito. – Abbiamo pensato che una cerimonia intima fosse la soluzione migliore – Celiò dolcemente, prendendo a braccetto la sua futura moglie. Forte e coraggioso solo come l’Amore poteva renderlo. Così pazzo da sfidare i genitori e felice di realizzare il suo più intimo sogno: avere una famiglia tutta sua.
- Attirati con l’inganno – Sbuffò Ron, abbracciando la sua migliore amica.
- Tipico dei Malfoy – Frecciò Blaise, non curante delle occhiate di puro odio e risentimento dei due Malfoy, Senior e Junior.
- Io aggiungerei anche con Astuzia – Sospirò Harry sorridente. Lui amava i matrimoni, lo rendevano felice. Aveva partecipato a quello di Ginny e Blaise, i primi a sposarsi, entrambi innamorati e ansiosi di vivere una nuova vita insieme. E lei era incantevole nel suo abito color pesca, con quel trucco leggero e invisibile e un sorriso che avrebbe fatto invidia al sole stesso. Poi fu il suo turno, il matrimonio tra lui e Daphne era stato semplice ma d’impatto, il giusto compromesso tra lo sfarzo dei Greengrass e la semplicità di Harry. Ed erano arrivati anche Blaine Lily Potter, che vantava due enormi occhi verdi e i capelli color miele. Subito dopo Nyle James Potter, che con i suoi capelli corvini era la copia del padre, lo stesso spirito ribelle. Infine la piccola Eileen Sabina Potter, dai grandi occhi viola e i capelli di un biondo che avrebbe fatto invidia all’intera stirpe Malfoy. Il matrimonio tra Nott e Luna fu un delirio. I loro primi tre bambini erano piccoli diavoli, intenti a massacrare ogni cosa integra che incontravano. Ginny aveva perso, insieme a Hermione, l’intera giornata ad aggiustare qualunque cosa avesse incontrato l’esuberanza dei piccoli Nott. Chiron Micheal Nott, un ragazzino di 3 anni, che era tutto suo padre, dalla folta chioma corvina ai profondi occhi neri, era riuscito perfino ad arrampicarsi sopra l’altare e aveva tentato di prendere il volo. L’unica cosa che riuscì a prendere erano gli urli di Theodore e due punti stile babbano al sopracciglio sinistro. Electra Thalia Nott, insieme alla sua gemella Medea Allyson Nott, invece, avevano sapientemente intrecciato i fili dell’abito da sposa assieme a delle bacchette in liquirizia. Uno splendore di macchie e appiccicaticcio. Il matrimonio, nonostante le premesse disastrose, fu indimenticabile anche grazie all’annuncio di un nuovo arrivo nella famiglia Nott: Try Andrew Nott.
- Tipico della Granger – Celiò Pansy arricciando il naso. Si guardarono tutti negli occhi, consapevoli che l’ennesimo cambiamento nelle loro vite era dietro alla porta del patio, proprio davanti ad un altare.
I matrimoni magici differivano da quelli babbani. Le vibrazioni di un mago, le emozioni, le sensazioni rendevano l’atmosfera quasi surreale. Il coronamento magico dell’amore, se il sentimento era sincero, avrebbe fatto impallidire qualsiasi Voto Infrangibile, qualsiasi maledizione Imperio. Qualunque cosa.
- Allora, lo celebriamo questo matrimonio? – Una voce calda e tranquilla, che fece però gelare il sangue nelle vene dei presenti. Tutti si girano verso la figura eterea che si stagliava dinanzi a loro, con la spalla appoggiata allo stipite della porta, le gambe incrociate all’altezza della caviglia e un sorriso tagliente, che si divertiva ad osservare lo sgomento dipinto sui volti dei presenti.
- Lucius? – Mormorò basita Narcissa, quasi incredula.
- Inutile puntare i piedi e sbattere i pugni sul tavolo, oggi sarà un giorno di festa. Quindi spostate le vostre maschere d’incredulità, che un altare vi aspetta! – Non aspettò neanche le risposte a quelle affermazioni, avrebbe visto la commozione e l’incredulità sul volto della Granger e sicuramente avrebbe corso il rischio di essere abbracciato dalla sua futura... Futura e basta. Draco era suo figlio, unico figlio, e lui non avrebbe mai rovinato il suo giorno più bello. Per nessun motivo al mondo avrebbe sfruttato la loro luna di miele per sfogarsi a dovere. E si sarebbe sfogato a lungo…

Vivi per essere la meraviglia e l'ammirazione del tuo tempo.
Oscar Wilde

Il rito del matrimonio, nel mondo dei maghi, era un qualcosa di strabiliante. Sempre diverso, mai statico o ripetitivo. Ogni persona che si univa in matrimonio generava a sua volta un rituale personale, a seconda del livello di magia e di sentimenti in ballo. Le promesse degli sposi erano l’incognita più grande, c’era chi faceva un bel discorso, chi mostrava le proprie promesse tramite delle foto, o chi come Luna le aveva fatte cantare dal gruppo preferito del neo-marito.
Il primo ad iniziare con le promesse era sempre il Marito. Draco con un semplice gesto di bacchetta fece comparire un grazioso tavolino e una sedia, in stile Liberty, dove si sedette un’Hermione Granger, quasi Malfoy, alquanto stupita, ma fiduciosa. In tutti gli anni di fidanzamento Draco non aveva mai lasciato niente al caso, né tanto meno l’aveva mai delusa. Il cuore della ragazza mancò un battito quando un lieve bacio si depositò sulle sue labbra.
- Siamo qui oggi per celebrare, forse, una delle cose più belle della vita. L’Amore. – Al pronunciare di quelle parole tutti i presenti trattennero il fiato. Se non fosse stato un matrimonio, sarebbero scoppiati tutti a ridere. Non era da tutti i giorni che un Malfoy si ritrovasse a pronunciare delle parole simili.
Se Draco Lucius Malfoy era imbarazzato, non lo dava a vedere, la sua espressione era serena e rilassata, i suoi occhi erano chiari come non mai. Solo Hermione notò, con l’occhio di chi conosce alla perfezione il proprio amore, il leggero irrigidimento delle mani quando aveva parlato. Ma lasciò correre, abbandonandosi alla meravigliosa sensazione che si prova soltanto quando si sposa la tua anima gemella.
- Amore. Proibito, voluto, desiderato, ingiusto, voluto, passionale, semplice... I migliori autori, i migliori poeti hanno messo in prosa o in versi le liriche migliori dedicate all’amore. Ma amore non è solo poesia. È svegliarsi la mattina e notare una massa incolta di capelli vicino al tuo viso – S’interruppe un secondo solo per sorridere alla sua dolce metà e notare un sorriso di rimando dolce ma tagliente. – Ma so anche che qualcuno qui presente ama la letteratura. – Si girò l’ennesima volta a osservare la sua dama del cuore. Non c’era niente in lei che non richiamasse la perfezione di una Dea. Fece qualche passo veloce, facendo muovere in un fruscio sordo il proprio mantello nero.
- L'amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato.
Recitò inginocchiandosi di fronte a Hermione, con un ginocchio alzato, dove aveva appoggiato il gomito e fatto comparire una rosa rossa tra le sue mani. La ragazza si portò al petto le mani e sul suo volto comparì l’espressione dello stupore: occhi con le pupille dilatate e un sorriso che avrebbe fatto invidia a Venere in persona. Nessuno si sarebbe aspettato la citazione cosi maestrale di ‘Sogno di una notte di mezza estate’ di Shakespeare.
Solo i Malfoy avevano il dono di rendere ogni cosa che facevano elegante e meravigliosa. Lentamente il ragazzo si alzò e porse la rosa alla sua amata. Nessuno fiatò, tutti erano assorbiti da quelle promesse cosi reali; era simbolo di quanto potesse amare Hermione, recitare dei versi di autori babbani al proprio matrimonio.
- Sei tu la parte migliore di me stesso, il limpido specchio dei miei occhi, il profondo del cuore,
il nutrimento, la fortuna, l’oggetto di ogni mia speranza, il solo cielo della mia terra,
il paradiso cui aspiro
. -
Continuò a recitare, ma le parole sembravano essere forgiate dal suo cuore, tanta era la naturalezza dell’esposizione. Sembrava che Shakespeare avesse scritto le proprie opere, per farle recitare a Draco in quel momento, con quell’atmosfera irreale. Al suo matrimonio. Per la donna della sua vita. La voce dolce e calda, lo sguardo perso in meandri antichi e profondi della memoria, il sorriso più smagliante che avesse mai potuto dipingere su sul volto.
- Ma Shakespeare non è l’unico che è riuscito a sfumare nei colori dell’arcobaleno l’Amore. – Parlò lentamente cadenzando le parole. Hermione non disse niente, neanche nel momento di pausa successivo, stava vivendo nel sogno di una vita. Draco era riuscito in sole due frasi a racchiudere l’amore più grande che potesse mai offrire. Aveva colto le sue citazioni preferite in Shakespeare. Non avrebbe mai rovinato quel momento, per nessun motivo al mondo. – Devi sapere, che c’è una poesia. Di un autore Francese Babbano. Che ha parlato di noi. Non pensate che io sia matto. Ha parlato di noi e ne sono certo. Era sicuro della nostra venuta. Della nostra unione. – Si era rivolto agli invitati, che tennero sospeso il fiato, cercando di non distogliere lo sguardo dall’eterea figura di Draco.
Il biondo lentamente chiuse gli occhi, cercando di ritrovare una concentrazione ancora più intensa.
- Questo amore…Così violento…Così fragile…Così tenero…Così disperato…Questo amore -
Le parole uscirono lentamente, in cerca di maggior coraggio e intensità.
- Bello come il giorno…Cattivo come il tempo…Quando il tempo è cattivo…Questo amore così vero…Questo amore così bello…Così felice…Così gioioso…Così irrisorio -
Ogni verso era una lacrima di Hermione che scendeva silenziosa e solitaria sulla guancia.
- Tremante di paura come un bambino quando è buio…Così sicuro dì sé…Come un uomo tranquillo nel cuore della notte…Questo amore che faceva paura agli altri…E li faceva parlare e impallidire…Questo amore tenuto d'occhio…Perché noi lo tenevamo d'occhio…Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato…Perché noi l'abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato… -
E la mente ricordava i mille problemi di un amore tra diversi. Lui purosangue ereditario ed elitario, lei sanguesporco babbana di nascita. Lui il Principe che si presumeva Oscuro, lei la dama di fuoco. Avevano affrontato i pregiudizi e l’orgoglio e avevano vinto, insieme.
- Questo amore tutt'intero…Così vivo ancora…E baciato dal sole…E' il tuo amore…E' il mio amore…E' quel che e stato... Questa cosa sempre nuova…Che non è mai cambiata…Vera come una pianta…Tremante come un uccello…Calda viva come l'estate…Sia tu che io possiamo…Andare e tornare possiamo…Dimenticare…E poi riaddormentarci…Svegliarci soffrire invecchiare… Addormentarci ancora…Sognarci della morte…Ringiovanire -
Nessuno aveva il coraggio d’interrompere quell’incanto. Malfoy non se ne era reso conto, ma era apparsa un aurea luminosa intorno a lui, che rendeva dorati i riflessi dei fiori bianchi. Tanto era concentrato stava sprigionando un’energia magica potente.
- E svegli sorridere ridere…Il nostro amore non si muove…Testardo come un mulo…Vivo come il desiderio…Crudele come la memorai …Stupido come i rimpianti…Tenero come il ricordo…Freddo come il marmo…Bello come il giorno…Fragile come un bambino…Ci guarda sorridendo… Ci parla senza dire…E io l'ascolto tremando -
Gli occhi di Draco si aprirono lentamente, per poi incatenarsi con quelli di giada di Hermione. Il tempo aveva perso il proprio valore, e la magia rendeva tutto migliore.
- E grido…Grido per te…Grido per me…Ti supplico…Per te per me per tutti quelli che si amano…E che si sono amati…Oh sì gli grido…Per te per me per tutti gli altri…Che non conosco…Resta dove sei…Non andartene via…Resta dov'eri un tempo…Resta dove sei…Non muoverti…Non te ne andare…Noi che ci siamo amati noi t'abbiamo…Dimenticato…Tu non dimenticarci…Non avevamo che te sulla terra…Non lasciarci morire assiderati…Lontano sempre più lontano…Dove tu vuoi…Dacci un segno di vita…Più tardi, più tardi, di notte…Nella foresta del ricordo…Sorgi improvviso…Tendici la mano…Portaci in salvo… -
Fini di parlare con un lieve inchino. Hermione si alzò di scatto dalla sedia e per quanto il vestito glie lo impedisse, si gettò tra le braccia del suo futuro marito. Lo strinse talmente forte che ebbe l’impressione di spezzargli il fiato in gola.
- Jacques Prévert, Questo amore – Sussurrò tra un singhiozzo e l’altro. – Come facevi a sapere che era una delle mie preferite? – Chiese debolmente tenendolo ancora stretto a se, come se potesse evanescere con un soffio di vento.
- Mia Piccola Mezzosangue, ricordati chi siamo e cosa abbiamo passato – Rispose lui abbracciandola con lo stesso ardore.

Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.
Oscar wilde

- Non avrei mai pensato di dover ricredere in me stessa – La sua mano si posò delicatamente sulla spalla di Draco, che si era messo a sedere dove prima era Hermione. – Anche questa volta ho peccato d’arroganza e mi sono sopravvalutata – Sorrise dolcemente. – Io credo che mai nella storia dei Matrimoni abbia sentito promesse più belle di quelle di Draco – La mano del biondo strinse quella della ragazza sulla sua spalla. Nessuno parlava, lo sapevano tutti che quel momento apparteneva solo a Draco ed Hermione. – Non ho citazioni da recitare, né tanto meno filmati da vedere… Ma ho noi – Prese tempo, prima di allontanarsi dal ragazzo, per poi fermarsi dall’altra parte del tavolino.
- Ho i nostri ricordi, ho le nostre esperienze, ho la tua anima nella mia – Con un cenno della mano, che prima passava davanti al volto con il palmo aperto, per poi richiudersi in una spirale, che produceva mille scintille colorate. – Io da sempre razionale, calcolatrice... Non avrei immaginato che noi due finissimo assieme, né tanto meno sposati dopo tre lunghi anni di fidanzamento. Ci siamo da sempre odiati. Lo stereotipo della classica coppia: bella e dannata. Fazioni diverse scese a patti con l’amore. – Fece un flebile sospiro e un amaro sorriso. – Tu il Principe Slytherin, purosangue elitario, io la combattente Gryffindor Sanguesporco e sapientona. – Una risata leggera, che ricordò l’eco del canto dell’Angelo. – Una storia fin troppo prevedibile, pregiudizi, orgogli feriti e un amore impossibile... Sotto gli occhi di tutti, mille disavventure, le fazioni della guerra da scegliere… - Fece un piccolo giro su se stessa e un dolce profumo di Mora Selvatica si sparse nell’aria. – Mille storie parlano di Amori e Passioni Proibiti.. Ginevra e Lancillotto al tempo di Artù. Romeo e Giulietta con Capuleti e Montecchi a carico. Tristano e Isotta. Morgana e Merlino... – Elencava sorridente, con lo sguardo pieno di amore e ammirazione per l’angelo decaduto che aveva di fronte. – Troppe vero? E non sono neanche tutte... Ma noi No... Noi abbiamo riscritto la storia... – Ora il sospiro era pura estasi, gioia e felicità. Un sorriso che aveva commosso e scosso tutti i presenti in un fremito di passione pura. – Noi? Chi l’avrebbe mai detto… Insieme da subito, abbandonando pregiudizi e orgogli feriti, senza nascondersi, senza giustificarsi, abbiamo deciso di viverla la nostra relazione, la nostra storia, senza sprecare attimi preziosi… Abbandonando le briglie dell’Amore Impossibile e semplicemente vivendo il nostro attimo. Giorno per giorno. –
Le sue parole tremavano per l’emozione del momento. Draco era come paralizzato seduto su quella sedia, era come se un osservatore esterno riuscisse a cogliere le parole tra le righe, i sogni confessati di notte all’orecchio dell’amata, le speranze riposte negli amplessi più passionali della sua vita.
- Io mi ero ripromessa di non piangere… Non in questo giorno... – Singhiozzò portandosi il dorso della mano ad asciugarsi le prime lacrime. – Ma se ti vedo, noto non solo il ragazzo più bello del mondo, ma anche colui che è riuscito a placare il mio animo, a renderlo quieto e farmi sentire realmente una Strega… A rendermi migliore – Senza che lei se ne accorse, le braccia di Draco Malfoy la tennero stretta. – Non avrebbe valore dirti che ti amo, già lo sai. Lo sappiamo entrambi. – Concluse tremante con un bacio di dolce passione, ma che sapeva anche di acqua e sale per le lacrime versate.
Come da rito si presero le mani e si guardarono negli occhi.
- Bene. – Sussurrò il cardinale con un mesto sorriso. – Incantio Fedelitis – Sussurrò con un giro di polso e bacchetta alla mano. Una scia dorata scaturì dalla punta e avvolse il dito anulare della mano sinistra di entrambi gli sposi. E le fedi comparvero come da rito. Delle fedi in platino bianco, con una decorazione simile alle spire di un serpente. Semplici ma stupende. Quelle adatte a loro.

- Ginny? – La voce incredula della sposa fece voltare tutti e subito dopo una nuvola bianca correva lungo il tappeto in velluto bianco fuori in giardino, per raggiungere una stupenda ragazza fasciata in un abito lilla.
- Potevo mancare al matrimonio della mia migliore amica? – Si scostò lentamente dalla colonna dove era appoggiata e fece qualche passo in avanti, prima di essere travolta dalla nuvola bianca, in un abbraccio quasi stritolatore.
- Tu lo sapevi? – Chiese incredula, scostandosi dalla ragazza quel tanto che bastava per poterla vedere in volto. La rossa annuì, per poi lanciare un occhiata a Draco, che sorrise di rimando.
- Secondo te, perché ho cacciato Blaise a calci? E ho schiantato tutti fuggendo via dall’ospedale? – Rise divertita, portandosi una mano davanti alla bocca. – No aspetta, non sono fuggita, non guardarmi in quella maniera, perché era una battuta la mia – Si corresse prima di subire una strigliata da Hermione.
- Amore – La voce preoccupata di Blaise Zabini, fece desistere Hermione nel continuare quell’abbraccio, e la lasciò tra le braccia amorevoli del marito. – Amore ma dovevi stare a riposo assoluto – Dolore e preoccupazioni erano tangibili in quelle parole.
- Oh – Sbuffò sonoramente la rossa. – Blaise non potevo mancare oggi, non per un’occasione cosi – Rispose pacata, portandosi una ciocca di capelli dietro le orecchie, e aprendosi in un sorriso radioso, uno di quelli che potrebbero far sciogliere il mondo. Soprattutto un marito innamorato, che stà per diventare padre di tre gemelle.
- Ginevra Molly Weasley – Una voce imperiosa, autorevole e autoritaria, le fece gelare il sangue nelle vene.
- Lu-Lucius – Balbettò arrossendo visibilmente, e neanche ebbe il coraggio di alzare lo sguardo.
- Niente Lucius – Soffiò lui raggiungendo la giovane coppia. – Blaise che razza di animale sei? – Chiese inviperito e il suo cipiglio arrabbiato assumeva sempre di più sfumature di ira profonda.
- Oh mio Dio – Celiò Narcissa prendendo tra le mani l’enorme gonna del suo vestito, e si fece largo tra i presenti. – Brontolo, lasciala in pace! E soprattutto non traumatizzare tuo Nipote! – Sbuffò picchiettando nervosamente sulla spalla del marito.
- Narcissa Cara – Sibilò dolcemente, ma con un tono quasi agghiacciante. – Questa Megera dovrebbe essere ricoverata al San Mungo, non nella sua Ala abituale quella degli Psicotici, ma di quelle con dei.. – Neanche fece a tempo a finire la frase, che un tacco di ben dodici centimetri si posò, poco delicatamente sul suo piede. Dal canto su Malfoy Senior, non fece una piega, digrignò i denti e sbuffò.
- Entriamo ragazzi la cena sarà pronta tra poco, ho detto a Tipsey di apportare delle modifiche alla cena, dato l’evento – Cinguettò Narcissa entrando dentro Malfoy Manor, quando le prime stelle sbucavano timide sull’enorme volta nera.
- Ginny posso parlarti? – La voce di Harry arrivò calda ma tagliente all’orecchio della ragazza, in cuor suo avrebbe voluto dirgli di no, di lasciarla in pace, che c’era un matrimonio da festeggiare, che avrebbe voluto passare del tempo in compagnia di suo marito. Ma annui semplicemente fermandosi sulla soia della porta.
- Harry so già cosa vuoi dirmi – Parlò prima che lui potesse iniziare il suo discorso, i loro occhi si scontrarono per poi incatenarsi, verde speranza e verde smeraldo, persi in lidi lontani anni.
- Ah si? – Sbottò acido, contenendo il tono della voce.
- Non interrompo la gravidanza – Rispose lei glaciale, guardandolo per la prima volta con disprezzo.
- Vuoi per caso morire? – Rispose a tono, ora si potevano scorgere collera e tristezza.

- Signorina Weasley.. – Il Medimago abbassò sulla punta del naso i suoi occhiali rettangolari, e fissò a lungo quella ragazzina di soli diciassette anni, spaventata e nervosa. Harry le strinse la mano, forte tanto da farle quasi male, ma non le importava sentiva ben altri dolori in arrivo. – Lei ha avuto un aborto spontaneo – Sei semplici parole, che furono più dolorose di una Maledizione Crociatus. Chiuse gli occhi, e si concentrò per riuscire a sentire il momento in cui il suo cuore si spezzò, andò in mille pezzi facendo rimanere di lei solo mille frammenti, di anima cuore e veleno.
- Com’è possibile… - Sussurrò con voce trita e tesa – Fino a due settimane fa neanche sapevo che fossi incinta – Mormorò stringendo la mano del moro a sua volta. In quel momento si senti persa, sola e ferita. Un buco nero l’avvolse nelle sue spire di tenebra.
- Purtroppo signorina Weasley ha una malformazione congenita, non è escluso che anche le prossime gravidanze non si concluderanno – La rossa scosse la testa incredula. Non doveva dar udienza a quelle megere parole di morte. Si trattava di questo: una condanna a morte. Perché, perché lei voleva una famiglia, con Blaise. La sognavano giorno e notte, ne parlavano, ne discutevano, avevano già scelto nomi e la casa dove vivere, una volta finita la guerra. Si alzò di scatto in piedi, e usci di corsa da quella stanza del San Mungo. Harry le corse dietro, abbracciandola con forza dalle spalle, la sentì tremare e fremere per via dei singhiozzi. Piangeva disperata. La sua piccola Ginny.
- Andiamo da Blaise, briciola – Le sussurrò all’orecchio senza allentare l’abbraccio.
- No – Scosse la testa come se fosse terrorizzata, tant’è che prese a tremare violentemente. – Sono un mostro, non mi vorrà più –
- Non è vero lo sai benissimo – Cercò di tranquillizzarla invano. – Ti porto a casa mia, va bene? –
E senza dire niente si smaterializzò nel suo appartamento, che condivideva con Daphne. Preparò una pozione tranquillante per Ginevra, e la mise a letto. Impiegò parecchio per riuscire a farla addormentare.
Sospirò pesantemente uscendo dalla stanza, sentì subito due occhi verde acqua trafiggergli il petto.
- Non una parola Daphne – Sentenziò subito dirigendosi in cucina, già sapendo la sfuriata che lo attendeva.
- Non una parola Harry? Non una parola? – Chiese stizzita, ma mantenendo quella sua regale apparenza di eleganza e compostezza. – Sei scappato alle tre di notte per corre da Ginevra! – La sua voce ora era simile a sibilo di un serpente velenoso, pronto ad attaccare.
- Ha perso il bambino – Rispose semplicemente il moro alzando lo sguardo stanco sulla propria ragazza, che rimase ferma come una statua di sale.
- Harry mi dispiace – Cercò di dire, quando fu troppo tardi,ormai il moro si era chiuso nel suo ufficio.
Daphne rimase ferma immobile li dove era. Sentì come un pizzico leggero e fastidioso all’altezza del proprio cuore. Il suo pensiero fu subito Blaise, il suo migliore amico di sempre. Al suo sorriso non appena Ginny diede la notizia, a quella lacrima solitaria di gioia. Blaise non aveva mai pianto in vita sua, ma a quella notizia la gioia vinse sull’orgoglio. E ora era tutto… Finito.
Entrò silenziosamente nella stanza, e senti i chiari singhiozzi di un pianto disperato.
- Ginevra – La chiamò dolcemente, con il suo nome per intero, tutti loro Slytherin avevano preso a chiamarla Ginevra, fin da subito, Ginny era troppo infantile e poco adatto a loro parere.
- Non arrabbiarti con Harry – L’unica frase che riuscì a comprendere la bionda, tra un singhiozzo o l’altro.
- Hn – Fa la serica risposta della bionda. Le parole di conforto non erano il suo forte, soprattutto se aveva a che fare con Ginevra, la ragazza che riusciva a intimidirla nonostante non fosse bella come lei, ne tanto meno aveva una posizione di prestigio nella società. Ma deteneva il primo posto nel cuore del suo ragazzo, e questa cosa la lacerava dentro, lentamente.

- Non voglio morire, che idiozie dici? – Rispose seria la rossa, socchiudendo gli occhi. – Volevo solo partecipare al Matrimonio della mia Migliore amica – Aggiunse in soffio di arresa.
- Perché non mi hai detto delle complicazioni? – Chiese il moro imperterrito, ignorando il palese cambiamento di discorso da parte dell’amica.
- Non lo so Harry – Si morse il labbro scoraggiata da quella conversazione. Invece lo sapeva benissimo il perché, ed era un perché dai biondi capelli, e gli occhi smeraldini.
Esatto Daphne Greengrass è il problema. Si erano parlate a lungo, una notte di qualche tempo fa. Incontrate per caso in un pub, Daphne le aveva chiesto espressamente di mantere Harry distante dalla sua vita. Cosa al quanto strana, si sarebbe potuto dire tutto di Daphne, meno che fosse una persona Insicura. Tanto insicura da chiedere alla migliore amica del proprio marito di allontanarlo da lei.
- Non mi rendi più partecipe della tua vita… Mi hai tagliato fuori, proprio come Hermione anni fa! – E quella fu una pugnalata in pieno petto per la rossa.
- Harry ti giuro.. – Si morse il labbro inferiore, reprimendo alcune lacrime galeotte che pungevano maligne agli angoli degli occhi, e allungò le braccia intorno al collo del migliore amico. Un abbraccio goffo e scomodo, dato il volume della pancia della rossa, ma desiderato e affettuoso. – Non ti terrò più lontano dalla mia vita giuro – Decise di infrangere la promessa fatta a Daphne, ma vedere Harry stare male gli aveva fatto comprendere che ci teneva troppo a lui, per lasciarlo andare.
- Posso? – Blaise teneva in mano due flute, una con dello champagne, e l’altra con del succo di zucca.
- Oh si certo – Harry sorrise entrando nel salone, dando una pacca sulla spalla di Blaise.
- Da quand’è che sei diventato astemio? – Chiese la rossa con fare sarcastico.
- Come stai? – Il suo torno e lo sguardo erano seri, fin troppo per una sera di festa.
- Bene – Abbassò lo sguardo, osservando il suo succo di zucca, non riusciva a reggere gli cobalto del marito. Non riusciva a rendersi conto, che se non potevano avere figli non era colpa sua. Lei si sentiva un mostro, erano la coppia più anziana di tutte, quelli che stavano insieme da più tempo. I pionieri del ‘misto’ Slytherin e Gryffindor. Sette figli avevano perso. Sette. Ora non le sembrava la realtà essere in cinta di otto mese, di tre fantastiche gemelle: Darla Marianne, Keyleen Faith, Anthea May.
- Andrà per il meglio piccola – Blaise passò un braccio intorno alle spalle della ragazza, e la strinse a se.
- Ho paura Blaise – Ammise in un soffio di vento. Oh aveva paura anche lui. Una dannata paura di perdere Ginny e le tre bambine. Perché c’era una cosa che non avevano detto a nessuno, il rischio di sopravvivenza di Ginny dopo il parto plurigemellare era bassissimo.

Quegli amici che hai e la cui amicizia hai messo alla prova, aggrappali alla tua anima con uncini d'acciaio
Oscar Wilde

- Allora, come migliore amico dello sposo – Theodore Nott si alzò in piedi, era seduto alla sinistra di Malfoy, la lunga tavolata imbandita a festa riempiva tre quarti del salone delle farfalle.
- Hey! – Una lamentela sonora raggiunge le orecchie del moro. Blaise Zabini si era alzato, con un finto cipiglio arrabbiato, e sfidava Nott per la sua carica di Migliore Amico dello sposo. – Per favore, Blaise, non hai classe e stile – Commentò lui, accompagnando la smorfia di sufficienza, con un gesto della mano rotatorio.
- Draco dì qualcosa! – Blaise si rivolse allo sposo, che con un ghigno divertito posò il bicchiere di Champagne che reggeva con la mani guantate. – Theodore – Cominciò con un tono quasi severo, volse una rapida occhiata a Blaise che sorrise sollevato. – Prego puoi continuare – Aggiunge malefico, scaturendo una risata generale di tutta la tavolata, Blaise si mise seduto sconfitto nell’orgoglio, quando si mettevano in coppia Theodore Nott e Draco Lucius Malfoy erano un associazione a delinquere.
- Draco è sempre stato per noi il Principe delle Serpi, viziato all’inverosimile, arrogante, cinico e con l’animo manipolatore, degne qualità del nostro Leader migliore. Ottimo studente, brillante giocatore di Quidditch – Il discorso di Theodore venne interrotto da una serie di colpi di tosse da parte dei Gryffindor. – Oh si – Sbuffò alzando gli occhi al cielo – Brillante giocatore di Quidditch, dopo San Potty – Si sentì solo un grugnito infastidito dal Biondo protagonista, e una leggera risata da parte di Hermione. – Tutti quanti abbiamo affrontato, e vinto, la guerra. Draco è stato per lungo tempo la nostra arma migliore, fino a quando non ha perso la testa per la brunetta al suo fianco. Da quel giorno la virilità di Malfoy Junior è stata incredibilmente compromessa – Applausi e fischi in libertà, interruppero nuovamente Nott, che si limitò a sorridere e bere un sorso di Champagne. – Dopo il loro primo bacio, ci fu per anni un giro di scommesse, molti non avrebbero neanche pensato che avreste potuto durare tanti anni, immaginarsi un matrimonio! Ci furono scommesse su come Hermione esasperata, avrebbe trasfigurato Draco in un furetto bianco. O come Draco innervosito avrebbe ridotto un cumulo di macerie Malfoy Manor. – Sorrise prendendo fiato, i lunghi capelli corvini furono scompigliati da una leggera raffica di vento, proveniente da uno dei finestroni lisciati aperti. Un profumo di rose invase la stanza, deliziando soprattutto Narcissa. – Ma invece siete entrambi qui, felici e sorridenti, avete chiuso il cerchio del nostro gruppo. Lasciando le battute sconce, per il dopo festa, vi voglio augurare ogni bene, ma soprattutto… - Alzò il proprio calice, e gli altri imitarono il suo gesto, e la stanze si riempi di luci colorate, i lampadari infuocati rifletterono la propria luce sui calici di cristallo, rendendo l’atmosfera ancora più magica. – In vino Veritas – Concluse ridendo, finendo di bere il suo Champagne.
Gli altri dopo aver ripetuto lo strano brindisi si misero a ridere sonoramente.

- Harry, siamo messi male. Gli Auror del ministero sono un branco d’incapaci! – Sbottò Draco entrando al rifugio. Aveva il mantello e la camicia sporchi di sangue. Nessuno ci fece caso, lui non era ferito, e quelle scene erano l’ordine del giorno purtroppo.
- Lo so cazzo! Credi che non me ne rendo conto? – Rispose agitato, mentre segnava un nuovo percorso sulla mappa. Erano giorni che i Lupi Mannari stavano sterminando tutte le armate, e i Troll facevano il resto. Nessuno poteva uscire tranquillamente, neanche loro, dieci tra i più forti stregoni di tutti i tempi.
- Io proporrei di fare un brindisi! – Se ne uscì Blaise con in mano una bottiglia di Champagne.
Tutti e nove si girarono a fissarlo, come se avesse professato il suo amore a Severus Piton.
- Blaise! Quante volte ti ho detto che in missioni non devi assumere sostanze stupefacenti?! – Chiese Ginny irritata, fulminando il proprio ragazzo con uno sguardo malevolo.
- Oh ragazzi! Ma vi vedete? Noi stiamo perdendo la lucidità. Non dico di prendere questa guerra come un gioco, ma stiamo perdendo la nostra umanità. Vedere un morto, nostro o loro non ci fa più effetto. Solo se viene fatto fuori un nostro ‘affetto’allora giuriamo vendetta. – Sospirò con espressione affranta. – Oggi c’è Luna Piena. Siamo nel bel mezzo della Foresta dei Sospiri, cosa dovremmo fare? Uscire a vedere se ci ammazza qualche Lupo mannaro, oppure arrivano prima i Vampiri Dannati? Non so voi, ma mi prenderei questa serata per noi – Fece comparire dieci flute, con un grande sorriso e un gesto della mano – Non dimentichiamoci mai cosa siamo prima di tutto, dei ragazzi di solo diciotto anni, che si son fatti carico di una guerra che non gli è mai appartenuta – Il tono della sua voce era tenue ma profondo, infondeva tranquillità e serenità. In quel momento molti di loro, capirono perché Ginny perse la testa per il Vanesio Blaise Zabini, perché lui credeva in quello che era e che faceva, aveva sempre la parola giusta e riusciva a infonderti sicurezza, con la semplicità di un ragazzino matto e scapestrato.
- Ha ragione ragazzi – Sorprendentemente Ron prese il primo calice e lo alzò in aria, infondo un brindisi non avrebbe mai danneggiato nessuno. Era tanto tempo, che loro non erano più ragazzi.
- Alla nostra – Rispose Draco con uno dei pochi sorrisi sinceri.
- In Vino Veritas! – Concluse Luna con l’aria sognante, avvicinandosi al suo ragazzo.
- In Vino Veritas – Risposero in coro gli altri.

- - - ? - - -

When I look into your eyes
I can see a love restrained
But darlin’ when I hold you
Don’t you know I feel the same

Il Solstizio delle Rose. Un evento speciale che viene ogni venticinque anni. La settimana delle Rose, è richiesta di amore. Dono di felicità. Ma quel solstizio era molto di più per loro. Le rose, fiorite e splendenti avevano circondato tutto il maniero, non solo il roseto. Il profumo inebriante era una carezza ai cuori straziati. Ma quella settimana durò quindici giorni. Evento ancora più raro. Ma si sa, la natura risponde alle domande pregate in una notte tormentata.

‘Cause nothin’ lasts forever
And we both know hearts can change
And it’s hard to hold a candle

- Draco – La voce ferma e dolce di Narcissa fece voltare il ragazzo, teneva le mani ferme a mezz’aria, e distolse lo sguardo dal suo calderone, che aveva preso a bollire.
- Aspetta Madre – Un sorriso fugace, gli ultimi ingredienti scivolarono dentro, e il mestolo di legno prese a girare da solo. – Usciamo da qui, so quanto non ti aggrada questo luogo – Si passò una mano tra i biondi capelli, e con un sorriso accompagnò la madre al salottino adiacente al suo studio.
- Grazie – Sorrise stancamente. – Volevo parlarti di tuo padre – Un flebile sospiro, creò un ombra di tristezza sul volto della donna.
- Madre, Lucius sta bene, ma è successo qualcosa? – Chiese preoccupato il giovane Malfoy.
- Oh no, ma vorrei che tu… - Un colpo di tosse fermò la frase a metà, ma in cuor suo già sapeva cosa avrebbe dovuto fare Draco. Lo sapeva da oltre due anni.

In the cold November rain
We’ve been through this such a long long time
Just tryin’ to kill the pain

Nel cielo brillava un arcobaleno dai tredici colori. Evento raro, quanto il Solstizio delle rose. Luna Lovegood avanzava con la sua andatura molto simile a dei saltelli, avvolta in un vestito color prugna, dalle scintillanti sfumature blu, stava raggiungendo gli altri. Si guardava estasiata intorno, tutto era intriso di magia. Una fenice irruppe con il suo canto melodioso. Il brusio delle foglie mosse dal vento, erano la giusta cornice a un quadro fantasy.
Hermione Jane Malfoy andò incontro all’ospite con un pacato sorriso. Il lungo strascico verde smeraldo gli impediva movimenti lineari e semplici, che come gli avevano gentilmente fatto notare Ron ed Harry, sembrava la tenda della sala comune Slytherin.

But lovers always come and lovers always go
And no one’s really
Sure who’s letting go today
Walking away
If we could take the time
To lay it on the line

Non parlarono, un muto abbraccio e un sorriso speranzoso. Loro erano di nuovo tutti li, c’erano anche i vari figli, che ignari di tutto, giocavano divertendosi dall’altra parte del maniero. Oltre ai quattro pargoli Nott e i tre Potter, si erano aggiunte tre graziose gemelle, identiche non c’era in loro una singola differenza, a volte Blaise stesso le confondeva. L’unica a riconoscerle era Ginevra, ma i suoi occhi erano allenati dalla sua nascita, Fred e George avevano avuto il loro ruolo nell’affinare la vista della giovane ragazza. Darla Marianne, Keyleen Faith, Anthea May avevano quasi due anni, il parto ebbe parecchie complicazioni, ma si salvarono tutte, comprese la madre, che però per due settimane rimase priva di sensi. Le tre diavolette, avevano lunghi capelli rossi, mossi, con delle meches naturali neri, i profondi occhi cerulei avevano assunto entrambe le sfumature dei genitori.

I could rest my head
Just knowin’ that you were mine
All mine
So if you want to love me
Then darlin’ don’t refrain
Or I’ll just end up walkin’
In the cold November rain

- Ginevra hai visto mio padre? – La voce di draco fece voltare tutti i presenti, la rossa tirò su la gonna con entrambe le mani, quel tanto che bastava per permettergli di camminare comodamente.
- No, ma vengo con te – Rivolse un breve sguardo agli altri ospiti, e si diresse velocemente al maniero. Una volta superato il portone d’ingresso, fece caso per la prima volta, dopo giorni che era li, che aveva perso la magia di cui era intriso. Era come essere tornati ai tempi di colui che non deve essere nominato. Dolore e sofferenza sembravano sospiri, spifferi dispettosi intenti a portare via la serenità, che in quel momento sembrava effimero zucchero a velo.
Ginevra raggiunse lentamente Malfoy Junior, che era rimasto fermo infondo le scale, aveva il capo chinato, le braccia lungo i fianchi e i pugni serrati in una morsa quasi ferrea. L’esile mano della ragazza si posò delicatamente sulla spalla destra. ‘Io ci Sono’.
- Non ce la farà, non sono sicuro di farcela io – Poco più di un sussurro, ma che ebbe l’effetto di una pugnalata in pieno petto. Il sangue nelle vene della ragazza era ghiaccio, e il suo spirito in tumulto.

Do you need sometime… on your own
Do you need sometime… all alone
Everybody needs sometime… on their own
Don’t you know you need sometime… all alone

- Codardo – Una voce dura, fredda tagliente. Una stretta più forte sulla spalla, e due occhi verdi come il mare in tempesta.
- Pensi di ferirmi a parole Ginevra? – Il Principe Slytherin si stava risvegliando lentamente, in quel torpore dove era confinato.
- No – Una risata fredda – Voglio solo renderti chiara la tua situazione! Sei un Codardo – Sillabò l’intera parola, parandosi davanti al biondo, e obbligandolo a guardarla negli occhi.
- Non sono un codardo, lo sappiamo entrambi – Una risposta pacata, ma coincisa.
- Allora affrontiamo questa situazione con la tranquillità del caso. – Ginny si sedette sulle scale, portandosi dietro una nuvola nera intorno a se. Draco la segui silenziosamente, un piccolo dettaglio non sfuggì al fato, due mani strette insieme, intrecciando le dita in una presa che riscaldava il cuore.
- Io, ero pronto, lo sapevo, tu anche.. – Le parole cominciarono a uscire da sole dalle labbra fine del biondo. – Infondo era la conseguenza delle nostre azioni, ma allora perché mi sento sbagliato? Potevo fare qualcosa per cambiare gli eventi? Noi.. Avremmo potuto fare diversamente? – Domane alle quali, semplici risposte non sarebbero mai bastate.

I know it’s hard to keep an open heart
When even friends seem out to harm you
But if you could heal a broken heart
Wouldn’t time be out to charm you

- Oh Draco. Abbiamo fatto il possibile. Non avremmo potuto fare di meglio – Le lacrime foriere di disperazione, cominciarono a scivolare sulle bianche guance della ragazza. – Anche se lo avessimo detto agli altri, non sarebbe cambiato niente – Un piccolo singhiozzo fece sussultare il ragazzo, che le passò un braccio intorno alla spalla.
- Briciola. Non piangere – Era una muta richiesta di aiuto, lui non avrebbe retto ancora, la sua maschera di algida freddezza si sarebbe incrinata da li a poco.

And when your fears subside
And shadows still remain
I know that you can love me
When there’s no one left to blame

- Darla! – Una voce autoritaria ma bonaria fece fremere per un secondo la piccola, che aveva allungato le mani sul barattolo dei biscotti.
- Anthea, per favore, ti ho già detto che i biscotti non si possono mangiare adesso – La riprese Ginny, con finto cipiglio severo.
- Oh, ero convinto che oggi Darla indossasse il vestito viola – Commentò Lucius inarcando il sopracciglio.
- Si era cosi, ma se lo scambiano, amano confondere gli ospiti, o loro padre! – Sbuffò divertita la rossa, sedendosi sulla sedia di fronte a Malfoy Senior.
- Si che tanto non sono uguali – Rise di gusto l’uomo, bevendo un sorso del suo Whiskey incendiaro.
- Oh, già.. Sono curiosa di vedere che combineranno ad Hogwarts… - Sospirò – Vorrei che fossero Slytherin, sai? – Disse tranquillamente, facendo strozzare Lucius con la propria saliva. – Oh andiamo, non fare il bigotto – Rise ancora con più gusto la piccola fiamma rossa.
- Ginevra, sei sicura di sentirti bene? – Il suo tono nascondeva sfumature di reale preoccupazione, le sue sopracciglia corrugate indicavano lo stupore e l’incredulità. E gli occhi del colore del metallo fuso esaminavano l’etera figura davanti a lui.
- Lucius, il mondo avrà Mille Potter Gryffindor. E sono sicura che i Nott saranno smistati a Ravenclaw e Slytherin. – Tamburellò nervosamente le unghie sulla superficie del tavolo. – Io vorrei che Darla, Keyleen, e Anthea fossero Slytherin. Infondo il mondo ha bisogno di una nuova generazione di Slytherin. No? – Domandò in maniera retorica. Lucius annui, accompagnando il gesto con una smorfia di mero stupore. – Sai che non credo alla follia dei purosangue, ma infondo sia io che Blaise lo siamo, e poi ci sono anche i figli dei gemelli a Slytherin, bisogna cominciare a sradicare le radici del pregiudizio. –
- Mio Dio – Soffiò allibito – Penso che ora le ho sentite e viste tutte. Non solo mi ritrovo ad essere il tuo padrino acquisito Ginevra, ma mi sento dire da te che vuoi i tuoi figli Slytherin… - Accompagnò la frase con una risata fragorosa, sinceramente divertita, ma soprattutto rara.
La guerra aveva portato via a Ginevra i genitori, e due fratelli, Bill e Percey. Un dolore atroce avvolse quell’esile ragazza, che nel suo muto silenzio stava in bilico tra la vita e il voler farla finita. Ma incredibilmente, ci furono due persone che si presero cura di lei. Lucius e Narcissa, in silenzio senza sbandierare l’operato, erano riusciti a compensare anche se lontanamente paragonabili a una vera famiglia. Anche Draco riuscì a mettere da parte la gelosia, nei confronti della ragazza che gli aveva portato via il suo migliore amico, un fratello. I Malfoy presero Ginevra in custodia, trattandola come una figlia. Draco con il tempo ebbe l’opportunità di considerarla realmente come una sorella, senza mancare mai però d’insultare Ron. Harry e Blaise avevano cominciato a pensare, che il biondo fosse geloso della piccola Ginny.
- Lucius. Manca anche a me – Una semplice frase, quattro parole che nascondevano il dolore più grande. – Ci vediamo presto, sarò li il prima possibile -

So never mind the darkness
We still can find a way
‘Cause nothin’ last forever
Even cold November rain

- Vado a cercare Lucius – Sospirò Ginevra alzandosi, e sciogliendo quell’abbraccio fraterno.
- Vengo con te, sarà nelle sue stanze. Non è uscito mai – Si sistemò la giacca controllando che la rosa all’occhiello fosse ancora al suo posto.
- No, vai dagli altri, credo di potercela fare da sola – Aspettò che Draco uscisse e raggiungesse gli altri, per poi dirigersi verso il roseto. Era certa che Lucius si trovasse nel roseto, e non ne le sue stanze. Non appena varcò il cancello il suo cuore si riempì di stupore, non aveva mai visto rose cosi belle, scintillanti, rese ancora più magiche dallo svolazzare lieve di fate.
- Non c’è mai abbastanza tempo, per affrontare la morte – Le braccia di Ginny cinsero la vita del signor Malfoy, e la sua guancia si posò delicatamente sulla schiena.
- Lo so – La laconica risposta dell’uomo le serrò lo stomaco, rendendolo pesante come un macigno.
- Narcissa è morta. Con lei anche una parte di te. Ma non ti permetterò di chiuderti in te stesso, di sfuggire al suo funerale, ne tanto meno di tornare l’uomo algido e insopportabile che eri. – I suoi passi si confusero con il fruscio del roseto baciato dal vento.
- Draco ha paura che non ce la facciate. Ma questo non è quello che avrebbe voluto Narcissa –
Due occhi dello stesso colore della tempesta si posarono sul volto della ragazza.

Don’t ya think that you need somebody
Don’t ya think that you need someone
Everybody needs somebody
You’re not the only one
You’re not the only one(*)

Alcuni dicono che quando è detta, la parola muore.
Io dico invece che proprio quel giorno comincia a vivere.

Emily Dickinson

Prima di allarmarvi leggete.
Si è un ordine.
“Evil Inside” Il veleno più pericoloso al mondo. Sarà questo estratto di rosa e mandorla a portarmi tra le braccia della morte. L’ho sapevo da anni. Da quando il signore oscuro mi aveva scelto per essere la sua concubina. Quando Lucius fu mandato in Russia per un anno, il Signore Oscuro i aveva annunciato la lieta notizia. Dovevo dargli un erede. L’estratto serviva per rendere l’erede effettivamente degno del ruolo che avrebbe intrapreso. Come mai non sono morta? Perché Nasini ha un veleno che riusciva a sedare l’effetto dell’altro. Ma l’erede non è mai arrivato, ringraziando il cielo, la guerra è finita, e io ho passato i miei ultimi anni a vivere realmente.
Un medimago marchiato mi informò alla fine della guerra, che non avrebbe più potuto fare niente per me, e non mi rimanevano neanche sei anni di vita.
Mi disse semplicemente “Vivi al meglio, vivi per essere il ricordo di una vita migliore” Una frase apparentemente senza senso. Ma ora la comprendo meravigliosamente bene. Leggerete questa lettera quando una mattina non mi sveglierò più. La troverete nelle vostre stanze da letto, una per ogni persona che ha contribuito a rendere la mia vita speciale. Accompagnata da una rosa scarlatta.
Oh, so assolutamente che questo non è un gesto degno dei Malfoy, abbandonare la scena con un gesto teatrale. Ma infondo nelle mie vene c’è sangue Black. Magari incontrerò mio cugino, ovunque andrò, e come al solito ci metteremo a disquisire sulle scelte di vita.
La guerra ci ha cambiati. Tutti. La guerra ci ha uniti con una sorta di grande famiglia. Penso che Lucius avrà ancora per anni e anni incubi riguardanti ‘questa grande famiglia’.
Non posso permettermi di divagare, non in questa lettera. Perché vi dirò addio, senza lacrime, senza rimorsi, ho lavato via le mie pene con il sangue della guerra. Ma ve lo dirò con un sorriso ironico e sarcastico, ricordandovi che infondo nonostante sia da sempre stata la Nonna del gruppo ognuno di voi mi ha donato un sorriso.
Ginny e Blaise mi hanno fatto vedere tre splendide gemelle, sono sicura che finiranno a Slytherin, degne del loro Zio Draco, hanno anche rotto il vaso di Mamma Romilda, oh chi è mamma Romilda? La madre di Lucius. La donna che avrebbe inginocchiato a se Tom Riddle. Terribile donna. Terribile madre, ora che ci rifletto si capiscono molte cose, sapete?
Ginny voglio che tu sappia, che ti ho considerato come una figlia. Sei Malfoy quanto Weasley. Ora sono sicura che qualcuno stia invocando vendetta per tale scempiaggine, ma so che questo ti toglierà un peso dal cuore.
Daphne ed Harry sono riusciti a sopravvivere allo scandalo del tempo che fu. Mi mancherà sentire le civili discussioni di impiccagioni e morti reciproche tra lui e Lucius. Ho imparato cosi tanto da loro, come i venticinque modi più dolorosi per decapitare le persone.
Ron Pansy e Millicent. Avrei voluto partecipare al vostro matrimonio. Ma sono sicura che riuscirò a godermelo con un posto in prima fila e meglio degli altri invitati. Infondo una Malfoy ottiene sempre il meglio, No?
Theodore e Luna, non ho raccomandazioni per voi. L’ultimo dibattito sui Nargilli di montagna, ammetto che tutt’ora mi rende perplessa. Ma so che, con voi ho ritrovato lo spirito giusto per ridere serenamente.

Ora arriva la parte che mi preme più che tutti sappiate. Quella più seria. Lucius, so che non mi perdonerai mai per questa mia pazzia di tenerti all’oscuro della mia salute precaria. Ma so anche che te ne sei accorto, molto tempo fa. So che le tue tisane alla lavanda, erano probabili e possibili antidoti. Forse è per questo che sono riuscita a vedere il matrimonio di mio figlio. Forse ora che so che è al sicuro tra le mani di Hermione riuscirò a starmene in pace. Ti Amo Lucius. Dal primo nostro incontro. Quando te e mia sorella Bellatrix vi stavate sfidando, per dimostrare quale delle due dinastie Black o Malfoy erano più forti. Logicamente vinse lei, ma solo perché Rodolphus aveva fatto una fattura sul tuo mantello.
Draco. Sono sicura che anche tu porterai rancore per questa mia scelta. Ma come avrei potuto vivere con la vostra pietà? Vi voglio rassicurare che questi ultimi sei anni, sono stati i migliori di tutta una vita. Sei stato l’appiglio per non gettare mai la spugna. Sari un ottimo padre, ne sono sicura.

Basta, ho parlato fin troppo.
Ho visto il solstizio delle Rose. Mi porterà via con se. Ma io sono felice.
Non dimenticatevi che il profumo delle rose, porterà con se il mio amore per voi.

Con Affetto,
Narcissa

Una lettera di addio. Il segreto di una guerra abbietta. Era tutto quello che rimaneva della donna migliore al mondo. E a distanza di due anni dall’ultimo incontro, loro erano di nuovo li, avvolti dal profumo delle rose, a ricordare una madre, un’amica, una nonna, una moglie fantastica.
Erano li per Narcissa. Volevano festeggiare quel giorno di morte. Perché lei amava festeggiare, divertirsi, ridere liberamente. Troppe lacrime erano state versate, ora era il tempo dei sorrisi.

(*): November Rain - Guns and Roses

Ci tengo a dedicarla a tutte le mie stelle, tutte quelle persone che hanno reso la mia vita meno oscura.
Alle mie gioie L&L. Con tutto l'affetto che mi lega a voi.


Warning: include() [function.include]: URL file-access is disabled in the server configuration in D:\Inetpub\webs\everything-changesnet\sitofanfictions\OS-IPDR.php on line 475

Warning: include(http://wwww.everything-changes.net/sitofanfictions/footer.php) [function.include]: failed to open stream: no suitable wrapper could be found in D:\Inetpub\webs\everything-changesnet\sitofanfictions\OS-IPDR.php on line 475

Warning: include() [function.include]: Failed opening 'http://wwww.everything-changes.net/sitofanfictions/footer.php' for inclusion (include_path='.;c:\php\includes') in D:\Inetpub\webs\everything-changesnet\sitofanfictions\OS-IPDR.php on line 475