Fan-Fic scritta prendendo spunto da queste due tracce:
| Latte M.A.G.O. Draco/Ginny Avada Kedavra Snaso |
1.luna/blasie 2.un bacio rubato 3.il lago di hogwarts |
Le tracce sono di MerryLuna e Angi04.
A loro due dedico questa Shot.
Buona lettura.
- Doppia Coppia -
. Una particolare partita a Poker .
Avete mai giocato a Poker? Si? Benissimo. Immaginatevi una lunga, lunghissima partita a poker. Una partita con quattro ospiti d’onore: Destino, Amore, Odio, e in fine Sofferenza. La posta in ballo è alta, si potrebbe definire come il centro nevralgico del mondo. Chi perde, paga, e chi vince ha quel sapore amaro in bocca, che non si vorrebbe mai sentire. Mentre si gioca si è vivi. Quando si smette di giocare, si cessa d’esistere. Le carte vengono a caso, non esistono bari o trucchi. Si gioca e basta: perché è obbligatorio giocare.
L’importante non è chi vince o chi perde, ma chi sfrutta al meglio le proprie carte.
- Do carte – L’Odio lentamente prese il mazzo, e cominciò a mischiare le carte. Intanto gli altri tre ospiti di quel tavolo particolare, presero a disporre le proprie fish in mucchietti irregolari. Chi per colore, chi per valore. O chi semplicemente perché non aveva di meglio da fare.
- Vedi di darle bene – Rispose il Destino, beffardo e imprevedibile in ogni sua mossa. C’era chi lo chiamava Baro, altri Fortunato, ma lui ineluttabile continuava a influenzare le esistenze altrui, giocando con regole proprie. Infondo lui era il Destino? Avverso o favorevole, dipendeva dai punti di vista.
- Esattamente – Celiò sospirando l’Amore.
E le carte furono in tavola. Sofferenza le prese e cominciò a visualizzarle una a una. Con mano ferma, ed espressione indecifrabile. Ormai aveva imparato a mentire con gli occhi. Perché l’amaro in bocca, si maschera con una caramella, le lacrime agli occhi sono frutto di un’odiosa allergia, e il cuore che sanguina è troppo ben nascosto, per essere smascherato.
- Draco Lucius Malfoy – Un nome, un avvertimento. La rossa camminava spedita, verso l’aula di Pozioni ormai vuota; dove c’era solo il suo ragazzo intento a ultimare una pozione particolare.
- Ginevra Molly Weasley – La prese in giro, girando lentamente il liquido blu, all’interno del calderone.
- Non scherzare! Hai schiantato Harry! – Sibilò a qualche centimetro dal volto del ragazzo. Lei sulle punte dei suoi decoltè neri; con i capelli mossi lasciati liberi, proprio come piaceva a lui, le guance avevano assunto sfumature purpuree, tanto da far risaltare i suoi occhi verdi smeraldo.
- Oh e che sarà mai – Celiò lui, passando una mano tra i capelli della ragazza. – Pensavo che fossi arrabbiata per qualcosa di serio – Aggiunse, portando una ciocca ribelle dietro l’orecchio di lei, fermando la mano sulla guancia. Il dolce tepore che emanava lo stupiva sempre. Il calore vero del fuoco.
- Smettila Draco, sai che ci tengo ad Harry – Disse risoluta, perdendo però il controllo non appena le labbra fini, le sfiorarono il collo. Un lungo, lunghissimo e sensuale bacio, che partiva dalla base del collo e arrivava fin dietro l’orecchio.
- Oh si lo so che ci tieni. Questo sarà il motivo per cui, io ti porterò lontano da qui – Le sibilò all’orecchio.
Una promessa d’Amore eterno. Lui il principe degli Slytherin, aveva giurato sul proprio onore, di amare e proteggere per sempre la sua piccola briciola di fuoco.
- Stai dicendo di fuggire, insieme e lontano? – Chiese Ginny sorridendo, erano rare le volte, in cui Draco si lasciava trasportare dai propri sentimenti, senza badare all’essere una statua di ghiaccio.
- Sto dicendo che ti rinchiudo in cima alla torre, e butto via la chiave – Spirito di possesività.
- Oh beh, grazie – Celiò Ginny sbuffando divertita.
- Che vuoi? Potrai tenerti la tua odiosa puffola pigmea! – Rintuzzò il giovane Malfoy la ragazza, che sfogliando il suo libro di cura alle creature magiche, notò l’evidente somiglianza di Malfoy con uno Snaso di montagna.
- Senti, te… - Lo minacciò lei, arricciando il naso, per poi continuare con una frase, che si perse tra le dolci rime di un bacio passionale.
- Allora, che fai? – L’Odio spazientito da tanta attesa, cominciava a stuzzicare sofferenza; che irritata propose ai presenti una sequela di imprecazioni, degne di suo fratello Rancore.
- Ah lasciala in pace! – Sospirò Amore, sorridendo serenamente a quella scena. C’è chi credeva, nella sua immensa ingenuità che un sorriso e una parola dolce potesse sanare una frattura di un cuore spezzato; perché solo lottando, solo reagendo si sarebbe potuto realizzare il desiderio di una vita: amare ed essere amati.
Senza condizioni, senza compromessi, solo la gioia di poter respirare e sentire l’aria pizzicarti i polmoni in un simpatico solletico, invece che sentire le sferzate di un ascia arrugginita.
- Passo – Sospirò la piccola Sofferenza, posando le carte rassegnata sul tavolo.
Le nubi nere all’orizzonte, cominciavano a farsi pressanti sopra il Lago di Hogwarts; un vento prepotente e dispettoso, alzava la corta gonna di una ragazza; che affascinata dal tetro spettacolo, osservava le rive del lago incresparsi vivacemente.
- È morto – Pronunciò, non appena sentì dei passi agitati ma leggeri provenire dalle sue spalle. – È finita – Aggiunse trattenendo una lacrima di puro dolore.
- Luna andiamo via da qui! – Blaise Zabini avvolto nel suo mantello nero, e con la lucente maschera; si protese verso la ragazza per poterla abbracciare, ma ella si scansò, un solo passo. Meno di un metro, ma simboleggiava il più invalicabile dei muri per l’orgoglio: il rifiuto.
- È finita… - Ripeté osservando il temporale imperversare su Hogwarts. – La guerra, la speranza è morta. – Il sussurro di un’anima in pena. Un tuono violento e dei fulmini illuminarono a giorno l’atmosfera di tetra vittoria. Il bene aveva trionfato. Ma a che prezzo?
- Luna, andiamo, non è ancora sicuro.. Loro sono qui! – Tentò l’ennesima volta il ragazzo, tenendo ben salda l’impugnatura della sua bacchetta. I Mangiamorte, la disgrazia, il segno dell’arrestarsi dell’evoluzione. La Fine.
- Loro? Te… Gli Altri… - Rispose scuotendo la testa. – Harry è morto – Una frase colma di ogni significato. L’ex amante,il migliore amico, la speranza, era morta. Per mano del Signore Oscuro. Ultima beffa di chi ormai non poteva tormentare più nessuno. – L’Avada Kedavra, ha posto fine a ogni cosa. La speranza è morta. – Ma non era l’unica cosa ad essersi dissolta nel tempo che fu. Il rancore e l’astuzia l’avevano raggiunta. Agli esseri mortali, fortunati o dannati che dir si voglia, erano rimasti soli.
- Full d’Assi – Cinguettò pieno di se il Destino, che sciagurato aveva ancora una volta la fortuna dalla Sua.
- Accidenti a te – Replicò stizzito l’odio, lanciando il mazzetto di carte sul tavolo con astio e rabbia.
Antiche leggende, narravano che l’Odio e il Destino si scontravano spesso lungo la via, affilando le lingue per diverbi infiniti, ma bastava un sorriso nato dall’assurdità di una situazione, che l’odio spariva lentamente, e l’Amore al suo posto colmava quelle ferite, che neanche il tempo avrebbe saputo fare in miglior modo.
- Voglio bere – Una frase che sofferenza si ripeteva spesso, il consiglio brillante che sciorinava ai dannati.
- Smettila, bevi più di un Troll – Celiò stizzito l’Odio, che detestava, anzi odiava l’autodistruggersi volontario di quell’essenza.
- Non rompere i calderoni – La risposta a tono di chi ne ha sentite abbastanza, per potersi reputare stanco di sentirne altre. – Non hai nessun diritto, di influenzare la mia vita. Lo hai fatto già. L’hai distrutta – La sentenza a morte. La condanna a discapito dell’imputato.
- Volano parole grosse – Il laconico, ma amabile commento del giovane sentimento. – Credo che questa partita non stia risollevando gli animi – Aggiunse sovra pensiero, perdendosi negli occhi forieri di novità del Destino, che da perfetto spettatore osservava l’evolversi della situazione, cominciando mentalmente a scommettere tra chi dei due sarebbe deperito prima, con uno sbuffo rassegnato.
Odio e Sofferenza. Ineluttabile il loro cammino li univa. Prima uno e poi l’altro. Mai separati. Sempre insieme.
- Ginny andiamo – La voce di Luna destò la rossa, intenta a contemplare una lucente bara bianca.
La speranza era fuggita da oltre cinque anni. Aveva spento la propria luce, in un sorriso di liberazione. Spostò gli occhi di qualche centimetro, altre due bare. Bianche lucenti, brillavano quasi da far male agli occhi. Hermione Jane Granger, erano le prime effigi. Per poi concludere con Ronald Bilius Weasley. Tre pezzi d’anima dissolti nel vento. E con loro il rancore e l’astuzia erano scemati, togliendo due gradazioni di un rosso acceso al paesaggio ormai desolato. E quella battaglia, che aveva portato via miliardi di emozioni, sarebbe stata ricordata durante i M.A.G.O come la “battaglia delle lucciole”. Perché le anime di molti, e forse anche troppi, impavidi erano state placate. Troppi morti da ricordare, per una vittoria che sapeva di fiele.
- Ginevra, smettila di fare la bambina, e torniamo a casa – La voce rude e roca di malfoy, la fece sobbalzare. Lo amava con tutta se stessa, da sempre, erano anni ormai. In lui aveva trovato l’appiglio per non lasciarsi andare. Ma avevano avuto reazioni opposte: una si era fatta distruggere dalla Sofferenza. L’altro corrodere dall’Odio.
- Oh, credo che hai vinto – Sospirò ilare il solare Amore. – Hai tre Re, io solo quattro sei – Aggiunse posando le carte in tavola: con spensierata facilità.
- Che tu sia dannata nelle spire dell’inferno! – Urlo L’odio con voce roca ed esausta.
Si alzò di scatto in piedi, facendo ridere l’amico Destino, che osservava l’aria stralunata della giovane ragazza.
- Dannata, passami la bottiglia invece che finirtela! – Borbottò lui, sfilando la bottiglia della mani della sofferenza, che in tutta risposta soffiò in perfetto stile felino. – Ti fa male bere, non è la prima volta che te lo dico – la redarguì con astio, ma per chi li conosceva bene, era visibile la più totale apprensione di lui. Sarebbe morto, perso, inutile senza la sua metà. Si sarebbe dissolto della più totale disperazione; infondo lui ne era figlio.
- Sembri mia Madre, L’Apprensione! – Cinguettò soavemente lei, guardandolo con odio puro. Ecco che il loro confine era labile, era precario e infinitesimale.
- E tu mio Padre, La Stoltezza! – Rispose a tono, recando la più grave delle accuse.
La Sofferenza non era stolta; era la consapevolezza bruciata di un ottimista.
Il peso di un bacio rubato si faceva sentire come un macigno. Un peso nel petto, che non permetteva a nessuno di respirare.- Perché mi hai baciata? – Lacrime foriere di delusione e disorientamento rigavano le nivee guance di Luna.
- Perché volevo farlo da tempo, perché stai perdendo la tua magia. – Blaise, non avrebbe permesso che il suo spirito, si facesse corrodere dalla disillusione. Non avrebbe permesso che assumesse le sfumature marroni, invece che il suo celeste brillante. Non sarebbe passata tra i colori del verde rimpianto, per poi affievolirsi nel marrone della disillusione.
Lei doveva brillare. Sempre e comunque; come una limpida mattina d’estate.
- Mi hai baciata – Ripete laconica. Lui straziato da quello spettacolo decadente all’abbracciò. Era il capitano, era lo scacco che avrebbe fatto matto il re. Non avrebbe permesso al bianconiglio di rubargli la sua alice nel paese delle meraviglie.
- Potrei rifarlo ancora mille volte – Sorrise lui, di un sorriso contagioso che riaccese la scintilla dell’emozione in lei. Infondo il Destino aveva visto giusto, e sincero e frizzate aveva osato. Quando dei mille colori dell’arcobaleno, ne rimanevano solo quattro, niente gli avrebbe impedito di tenerli tutti accessi e splendenti.
- Tieni bevi questo megera! – Il biondo porse un bicchiere all’esile sofferenza, che cominciava a risentire dei fumi dell’alcool.
- Grazie slavato – prese il bicchiere con avidità, e lo bevve tutto d’un fiato. Aveva proprio bisogno di qualcosa di molto forte. – Ma che schifo! – Imprecò storcendo naso e bocca. - È latte! – Esclamò inorridita, facendo infrangere il bicchiere a terra.
- Dovevi riprenderti in qualche maniera – Annui felice l’amore, che stretta in un abbraccio solido con il destino raggiunse il divanetto dove l’altra coppia, stava amabilmente insultandosi a vicenda.
- Ma siete tutti impazziti? Tua Zia, la Follia, non era deceduta con sua sorella Superbia, nella penultima battaglia? – Chiese rivolta all’odio, la sofferenza, e lui che avendo dimenticato il sapore amaro del Rimpianto annuì semplicemente.
- Cosa vuoi che ti dica, siamo rimasti solo noi! – Borbottò il Destino, deluso dalla poca attenzione che gli si stava concedendo, non era in parte merito suo?
- Chi ti ha interpellato a te? –
- Cosa vuoi dire con questo? –
- Ragazzi sorridiamo alla vita! Che lei ci sorriderà… –
La voce fuori campo dell’esile ragazza, distolse l’attenzione, l’ennesima volta dall’avvenente e interessante Moro.
– Oddio parla per frasi fatte! – Scosse la testa l’Odio, portandosi una mano alle tempie, il mal di testa cominciava a farsi sempre più pressante.
- E tu ci vivi per le frasi fatte! – Rimbeccò la Sofferenza, sedendosi al suo fianco comodamente, posando la gamba su quelle del ragazzo; accendendosi una sigaretta, e soffiando in fumo in faccia al destino.
- Io me ne torno a casa – Disse Blaise alzandosi dal divano. – Voi due siete pessimi da fare schifo, perfino sciatti. – Sentenziò rivolto a Draco e Ginevra. – Luna andiamo, lascia stare quella povera puffola pigmea -
- Arrivo, però è diventata Arancione. Forse la Spensieratezza non è del tutto morta, aspetta giorni migliori! – Disse come al solito unendo un amabile sorriso a una frase strana.
- Magari tra qualche anno, concluderemo questa partita… - Draco si alzò per accompagnare gli ospiti al comino.
- Magari quando la neve riuscirà a rendere effimeri anche i ricordi più dolorosi – Aggiunse Ginny, facendo evanescere l’intero tavolo da Poker. Una partita che durava da anni; convinti che non sarebbe più finita.
- Ragazzi venite a vedere! – L’urlo quasi terrificante del Destino, fece tremare gli animi delle ragazze, e irritare quello dell’Odio. – Guardate fuori! – Tre sagome raggiunsero l’enorme porta finestra, del salone principale di Malfoy Manor.
La candida veduta della collina, fece rimane estasiati le quattro persone, che rimasero abbaiate dal candore e dalla lucentezza della scena. Tutto era ricoperto da un manto bianco. Neve, soffice e frizzante. Aveva nevicato dopo anni e anni d’inverni aridi.
Otto occhi fissavano estasiati cinque bambini, intenti nella lotta della loro vita. “Palla di neve”.
Hope Adrea Malfoy, Faith Hermione Malfoy, Prudence Heaven Zabini, Silence Harry Ronald Zabini. e Armony Narcissa Zabini, correvano liberi per il parco. Non sarebbe finita. L’arcobaleno avrebbe presto riavuto le mille sfumature. Il libro era finalmente chiuso, pronto per essere riposto della biblioteca del ricordo. E delle nuove pagine erano in fremente attesa di essere scritte.
- Hey! L’Odio è rimasto senza più un galeone! – Cinguettò la sofferenza, osservando l’ormai leggendario tavolo da gioco.
- Quindi… - Cominciò esitate il Destino. – Partita finita! – Concluse gioioso per quell’epilogo un po’ previsto, ma quanto mai voluto.
- Finita un corno! – Tuonò con voce grave, il perdete di turno. – Voglio la rivincita – Aggiunse subito dopo, per niente ben disposto a perdere una partita. Anzi la partita della Vita.
Ma si sa. Mai irritare il Destino; potrebbe risponderti con una risata beffarda. E rimarresti inerme di fronte al suo volere.